Ripresa Economica: Illusione o Realtà?

ripresa economica italiaC’è un divario sostanziale tra i freddi numeri delle statistiche e la realtà percepita!

Secondo i dati dell’Istat, la ripresa - o meglio la “ripresina” - dell’economia italiana nel corso del primo trimestre del 2015 (+ 0,3%) è stata accompagnata da una contemporanea e contraddittoria discesa dei consumi (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. Si tratta, dunque, di un miglioramento assolutamente minimo (comunque inferiore a quello registrato in altri Paesi europei), di cui potrebbe dirsi che le famiglie non abbiano quasi avuto la percezione, e rispetto al quale – a dimostrazione del fatto che la “propaganda” è cosa assai diversa dalla sostanza – proprio non ci sarebbero meriti di cui l’attuale governo possa ad alcun titolo vantarsi!!!

E’ questa l’opinione della Prof.ssa Lucrezia Reichlin, docente di economia alla prestigiosa London Businesslondon business school School. Secondo l’illustre studiosa italiana, infatti, il fenomeno andrebbe spiegato come il risultato di una concomitanza di fattori del tutto esterni alla politica nazionale, quali il recente ribasso del prezzo del petrolio, la ripresa dell’economia statunitense e le politiche monetarie della BCE di Mario Draghi su tasso di cambio e costo del credito.

Inoltre, come dichiara il Prof. Alberto Bagnai - docente di politica economica all’Università di Pescara - il fatto che l’incremento del PIL non sia stato determinato né dalla crescita dei consumi in termini di domanda, né da una ripresa del settore industriale in termini di offerta, ma piuttosto “dall’agricoltura che è un settore dal basso valore aggiunto”, non consente di poter fare previsioni ottimistiche sul mantenimento del dato attuale, leggermente positivo, del PIL nel prossimo futuro.

Per quanto concerne i numeri relativi all’occupazione, sempre secondo il Prof. Bagnai, le cifre fornite sarebbero contrastanti, e comunque partono da livelli occupazionali assolutamente minimi con la finalità evidente di poter mostrare che finalmente un piccolo incremento per qualche verso ci sarebbe, così giustificando la pressante necessità di “riforme economiche” per supportarlo.

Quel che non si dice è che dette riforme, nel breve periodo, non favoriscono purtroppo una crescita effettiva; anzi, attraverso la liberalizzazione del mercato del lavoro, esse producono nell’immediato una svalutazione dei salari sul piano dell’economia reale, ed il perseguimento di un simile obbiettivo, in un contesto di grave e prolungata crisi, rischia di peggiorare sensibilmente la situazione: gli economisti lo sanno bene, anche se non tutti, ufficialmente, hanno poi voglia di ammetterlo per chiare ragioni di “opportunità politica”.

A gettare ulteriori ombre sulle prospettive dell’economia italiana, contribuiscono l’altalenante incubo “Grexit” nonché la preannunciata creazione di una “Bad bank” nostrana, grazie alla quale i contribuenti italiani (in linea tutt’altro che teorica) potrebbero trovarsi a dover sanare di tasca loro i crediti ad oggi in perdurante sofferenza e - a suo tempo - incautamente concessi dalle banche; ovviamente, ci si augura che questi timori non debbano trovare riscontro nel concreto. Ma noi, come recitava il testo di una vecchia canzone, “lo scopriremo solo vivendo”!

(Fonti: Dati Istat; Dichiarazioni rilasciate alla stampa dai Professori Lucrezia Reichlin e Alberto Bagnai)

Mirella Elisa Scotellaro

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