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Baruchello in mostra alla Galleria Milano

La Galleria Milano ospita, dal 13 maggio al 5 settembre 2015, una mostra personale di Gianfranco Baruchello.

gianfranco baruchello galleria milanoBaruchello è nato a Livorno nel 1924 da padre avvocato e direttore dell'Unione Industriali della città toscana e da madre insegnante. Si è laureato in Giurisprudenza e ha, poi, lavorato alla Bombrini Parodi Delfino, azienda chimica nella quale si è occupato di ricerca e produzione chimico-biologica. La cesura è avvenuta nel 1959, quando il trentacinquenne Gianfranco ha lasciato l'azienda e un posto fisso per dedicarsi stabilmente all'Arte. Per conoscere da vicino l'universo artistico si è trasferito a Parigi, dove ha conosciuto Sebastian Matta ma, soprattutto, Marcel Duchamp, il suo vero maestro, incontrato per la prima volta nel 1962, e Alain Jouffroy, il critico che gli ha dato la notorietà. Nel 1964, a New York, ha conosciuto anche il grande John Cage, che lo ha introdotto in quel melting pot di pittura, ready made, poesia e musica che è stato l'espressionismo astratto. 

Le sue prime prove artistiche (a cui è dedicata la prima sala) sono proprio nel segno dell'informale, con una forte consonanza con le opere di Burri e Twombly, ma anche con l'azione di De Kooning e con il pathos del dripping di Pollock. Le due grandi tele intitolate L'orgasmo dei mistici e L'energia errore e solitudine, entrambe del 1962, risentono delle tracce americane, ma vengono rivitalizzate con un nuovo linguaggio artistico, non figurativo ma concettuale, in cui la pittura è qualcosa di quotidiano, è un qualcosa che appartiene alla società di massa.

Questa identità non sfocia nell'esibizione pubblicitaria della pop art e nemmeno nel realismo di Guttuso, ma si materializza attarverso quello che gli studiosi hanno individuato come il germe della rivoluzione contemporanea: il ready-made. Come non ricollegarsi a colui che fece di questo elemento il suo cavallo di battaglia? Marcel Duchamp ruppe con l'arte tradizionale scegliendo un orinatoio come soggetto di una sua opera, e così fa anche il suo allievo Baruchello, ma con una minore forza provocatoria: la sua è una prassi artistica legata al sociale e al quotidiano, con una concreta denuncia dei diritti delle classi operaie e dei portuali della sua Livorno. Nell'Orgasmo dei mistici, Baruchello utilizza anche elementi come le scritte sulle casse e i numeri dei container, i quali vengono riprodotti in serie, come allusione al consumismo della società del suo tempo e al duro lavoro di chi lavora nelle industrie e nei porti (Baruchello sostenne sempre le cause dei movimenti operai e fu militante di sinistra radicale). Il suo ready-made è più intellettuale, e la prova è data dall'uso di vecchi libri da biblioteca, volumi che, col tempo, si riempirebbero di polvere, e che, invece, vengono trasformati in oggetti d'Arte, voci narranti di una storia personale e temporale.

Questi libri vengono ricoperti di smalto bianco, allusione alla Cultura come valore eterno, e incisi con quell'effetto di craqueleure che li fa sembrare oggetti del passato, calati nel presente ma proiettati nel futuro: ecco spiegata l'essenza di opere come Partout le silence sous le mouvement, sempre del 1962. Anche il libro è ready-made, ma diverso dai congegni portuali usati in alcune sue opere, o anche dalla provocazione gratuita dello SpaventaMarchiori, macchina diabolica creata, con molta ironia, per prendersi beffa del critico Marchiori: si tratta di un piccolo oggetto a due ante con un simbolo fallico rivolto verso un cartello stradale indicante un divieto di transito e un disegno di una sezione cutanea e pilifera, sotto il quale giacciono una selva di spuntoni e un minaccioso (quanto scherzoso) teschio con la segnalazione di pericolo.baruchello lo spaventamarchiori Quest'opera è simbolo dello slancio new-dada di Baruchello, che trasforma il quotidiano orizzontale in monumentale verticale, anticipando l'uso degli oggetti meccanici di Daniel Spoerri.

La seconda sala è interamente dedicata alla fase più psicanalitica e neo-surrealista di Baruchello, sintetizzata nella parola minima visibilia: si tratta della versione moderna delle miniature medievali e cortesi, rilette nella chiave contemporanea e in quel costante stream of consciousness che la psicanalisi prevede: non a caso, Baruchello è sempre stato attratto dalle teorie di Jacques Lacan, conosciuto durante il soggiorno parigino. Il linguaggio cambia, e diventa un geroglifico moderno, un misto di parola, immagine e significato ben espresso dalle parole di Bianca Trevisan nel saggio introduttivo pubblicato su La Traccia n.1/2015: "Interessa il meccanismo di registrazione e attivazione della memoria: Baruchello attinge dal suo pozzo psichico privato, registrando ciò che gli viene in mente, e allo stesso tempo dalla miniera della memoria collettiva: suggestioni dai fumetti, dalla televisione e dai giornali, eroi antichi e moderni, cultura classica e psicanalisi. Il lessico non è fornito solo dalle immagini e dagli objects trouvés, ma anche dalle parole, che vengono decontestualizzate e scomposte, sino a rimanere, talvolta, singoli fonemi".

Parole in libertà, ma anche simboli primigeni, come le figure quadrangolari che ritornano sin dalle prime opere informali, e varie allusioni a una sfera sessuale che costituisce il leitmotiv di questa serie: seni, natiche, parti anatomiche, simboli fallici e anche un collage con annunci di incontri su un giornale. La mostra si conclude con il pannello di Grande truncops giallo, in cui riemerge l'idea del meccanismo psichico primigenio unita a un elemento musicale espresso dalla forma di chitarra del retro.

Stefano

Gianfranco Baruchello. Re-inventare il linguaggio.

Galleria Milano

Via Manin 13 - Via Turati, 14 Milano

Orari: martedì-domenica 10-13, 16-20

Ingresso gratuito

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