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Un polittico di Antonello da Messina a Milano

Il Museo Bagatti Valsecchi, dal 25 giugno al 18 ottobre, ospita una ricomposizione di un celebre polittico di Antonello da Messina, affiancato ad altre opere del Rinascimento italiano.

bagatti valsecchi antonelloIn una saletta affacciata su Via Santo Spirito e appositamente allestita, la mostra, curata da Antonio Natali e Tommaso Mozzati, parte dalla concessione, da parte della Regione Lombardia, dello scomparto destro del polittico, raffigurante San Benedetto, ora in deposito alla Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco. Il polittico è quello che la critica ha concordemente identificato come "dei dottori della Chiesa", databile tra il 1470 e il 1475, tra i capolavori sacri di Antonello da Messina (1429/30-79).

L'ubicazione originaria del dipinto è ignota. Il polittico è stato ricostruito di recente unendo lo scomparto milanese con la Madonna con il Bambino e il San Giovanni Evangelista, che ora si trovano in mostra, ma che sono di proprietà degli Uffizi. Ci sono anche tre tavole minori, raffiguranti i santi Gregorio Magno, Girolamo e Agostino, ora alla galleria di Palazzo Abbatellis a Palermo, non presenti in mostra. Le tre tavole più grandi, unite, dopo la mostra, verranno trasferite agli Uffizi, dove il polittico sarà ricomposto per i prossimi quindici anni. Le tavole sono state restaurate nel 1996 e liberate dalle ridipinture. Il colore è splendente nel fondo oro, di chiara derivazione ancora bizantina e gotica, anche se le influenze fiamminghe sono molto evidenti nei dettagli dei panneggi, così come quelle borgognone nel volto della Vergine e nei due angioletti retrostanti.

bagatti valsecchi pieroL'originale trilobatura fa pensare a modelli catalani, che Antonello doveva avere molto presenti, vista la presenza di artisti del Nord della Spagna in Sicilia, ma la suddivisione in scomparti è tipica della tradizione prima gotica e poi rinascimentale italiana.

In cambio della concessione del San Benedetto, gli Uffizi prestano, per quindici anni, al Castello Sforzesco, un'altra opera in mostra, la piccola ed elegante Madonna col Bambino e un angelo di Vincenzo Foppa (1427 ca.-1515 ca.). L'opera, acquistata dal museo fiorentino nel 1975, è di provenienza ignota, ma, agli Uffizi, andò a colmare il vuoto di opere di scuola lombarda prima di Leonardo.

Secondo alcuni critici, l'opera è databile tra il 1460 e il '65, mentre per altri tra il 1479-80. In primo piano, la Vergine regge in braccio il Bambino mentre sfoglia un libro, probabilmente di preghiere, mentre un angelo si affaccia scostando una tenda rossa.

L'eco della pittura di Mantegna e di Giovanni Bellini è fortissimo e già la tenda rossa che copre, in parte, lo sfondo architettonico conferma l'impronta veneta dell'artista. Sicuramente l'opera era destinata a una devozione privata, e non a una chiesa, e ciò è confermato dalle dimensioni: 42 per 31 centimetri.

bagatti valsecchi peruginoNon ci sono solo Antonello e Foppa, in mostra: il percorso, che intende essere un asse Nord-Sud, unisce Messina a Brescia (patria di Foppa) con il tramite dell'Italia centrale, culla della cultura figurativa rinascimentale italiana rappresentata da Piero della Francesca (1411/12-92) e Perugino (1450 ca.-1523). Piero è la premessa necessaria per il lavoro di Antonello e di Foppa e l'opera in mostra lo testimonia.

Si tratta di un'Annunciazione in due tavole, che sono parte del Polittico della Misericordia, ora al Museo Civico di Sansepolcro, databile tra il 1455 e il '60 ed eseguita per l'altare della chiesa della Confraternita della Misericordia nella città natale dell'artista. Il fondo oro costituisce uno dei punti di partenza per Antonello, anche se la vera rivoluzione formale sta nell'inserimento delle figure di Maria e dell'Angelo in uno spazio geometrico, volumetricamente costruito e inteso a livello prospettico, come Piero, per primo, teorizzò nel suo trattato De perspectiva pingendi.

Perugino, altro pilastro dell'Arte italiana del Rinascimento, è presente con un Cristo in pietà, parte della pala dei Decemviri (oggi ai Musei Vaticani), proveniente dalla cappella omonima del Palazzo dei Priori del capoluogo umbro. Il Cristo era la cimasa, la parte sommitale, della pala, e, contrariamente al resto della pala, è custodito alla Galleria Nazionale di Perugia ed è databile al 1495-1500. L'innovazione formale interessa più Antonello che Foppa, in questo caso: il Cristo di Perugino, infatti, è avvolto da un fascio di luce ignota che inonda il suo volto e le sue braccia disposte perpendicolarmente al torso, secondo un ordine geometrico sicuramente desunto dal lavoro di Piero e dai trattati di Luca Pacioli. Lo sfondo è nella totale oscurità: si tratta di uno dei primi chiaroscuri della Storia dell'Arte, in cui la luce modella la figura e ne disegna i tratti, così come farà Antonello nei suoi ritratti e nelle sue Madonne. Il Cristo di Perugino si avvicina già alla pittura di Raffaello e potrebbe essere definito come un ponte con la cultura figurativa del primo Cinquecento.

Stefano

Rinascimento. Il trittico di Antonello da Messina ricomposto


Museo Bagatti Valsecchi, Via Gesù, 5 Milano

Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 13-18, giovedì 13-21, lunedì chiuso

Biglietti: Intero 9,00 euro. Ridotto e mercoledì 6,00 euro

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