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La street art padrona di casa a Milano

romolo carsa

Ormai l'arte e la Città sono indissolubilmente legati, e la street art lo testimonia.

Anche Milano vede protagonista questa interazione tra spazio urbano e artistico tutto a base di bombolette e colori vivaci. Con il progetto, patrocinato dal comune di Milano, chiamato "Muri liberi", tantissimi giovani street artist emergenti hanno potuto contribuire a colorare e rivitalizzare spazi della periferia meneghina che avrebbero rischiato di cadere nel degrado più totale. Sul sito del comune è anche visibile la mappa interattiva delle zone libere a disposizione dei nuovi talenti artistici di strada. Naturalmente, tutto sarà concesso, a parte tag scarabocchiati e scritte offensive contro religioni, enti politici e istituzionali oltre che inneggianti alla discriminazione razziale e di orientamento sessuale. Tutte le zone di Milano sono coinvolte (a parte il Centro Storico, dove la maggior parte dei muri è vincolata dalla Sopritendenza), e particolare attenzione è rivolta a sottopassi stradali e ferroviari, cavalcavia e muri di cinta. Tutto ciò, secondo l'assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza e il consigliere comunale Emanuele Lazzarini, entrambi del PD, è una risposta alle richieste dei giovani artisti, un tempo spregiativamente chiamati "graffitari", per un maggiore spazio di libera creatività che rispetti sia le loro esigenze che la proprietà privata e la legalità. Dopo l'estate, ha detto Rozza, i progetti verranno proposti alla cittadinanza, la quale deciderà se preservare l'opera: in caso di parere positivo, il Comune toglierà lo spazio dalla mappa.

Queste opere non saranno mai inserite nei cataloghi d'arte canonici, ma meritano comunque una grande attenzione, specie dal punto di vista sociale. E sono un'autentica galleria a cielo aperto. Per la prima volta, il writing viene riconosciuto come un movimento, in cui tutto si muove senza finanziamenti e in autogestione, come ha spiegato l'artista Frode, trasformando angoli sperduti di periferia in un trionfo di colori.

romolo crems

La prima area interessata è stata quella di Via Primaticcio, nei pressi della ricicleria Amsa, seguita da quella più interessante, tra Romolo, Via La Spezia e Via Schievano. Qui, gli street artists si sono spartiti le zone: Crems ha realizzato lavori nella stazione di Romolo del Passante Ferroviario incentrati sul tema della comunicazione orale e digitale, come il bellissimo piccione con l'icona di Twitter associato alla coppia in cui l'uomo sussurra all'orecchio della donna. Sempre alla stazione di Romolo, Giambattista Leoni ha raffigurato una ragazza a monocromo che urla e Carsa una giovane punk dai capelli turchesi affiancata da una citazione di una celebre canzone dei Punkreas ("Parliamo lanciando segnali di fumo"). Il sottopasso di Romolo è opera di Nuclear One e dei 16 K, che vi hanno raffigurato un disegno stilizzato quasi futurista unito a un uomo di colore con ascia che taglia foglie che sembrano di thè. Questo gruppo, o crew, come si fa chiamare, in Via Schievano, ha realizzato un capolavoro, con mostri che emergono da montagne di ghiaccio, che sparano con lanciafiamme come in un film dei supereroi Marvel e che scherzano quasi con l'osservatore. C'è anche spazio per un'allusione alla povertà comunicativa dei bambini di oggi, con il ragazzino piangente sovrastato dalla lumaca che, al posto del guscio, ha un cervello, e una specie di autoritratto della crew, intitolato 10 grams, in cui i membri compaiono sotto forma di animali tratti dai cartoons come Madagascar e L'era glaciale.

schievano 16k 2

Altre aree in cui compaiono firme storiche sono Via Pontano, Viale Puglie, Via Dario Papa, Viale Monte Ceneri e il Cavalcavia Bussa. Tenendo presente che in passato sono stati già decorati, con soggetti sportivi, i muri dell'ippodromo tra Via Diomede e Viale Caprilli, che Pao ha riempito la città dei suoi mitici "panettoni" e che, nei pressi del centro sociale Leoncavallo, a Greco, compare il più bel murale "politico" della città, intitolato alla memoria di Fausto e Iaio, militanti di sinistra uccisi dai fascisti negli anni '70, si potrebbe dire che, a Milano, sì, la street art è di casa.

Un discorso tutto particolare merita Corso di Porta Ticinese, ribatezzato Via dell'Ironia.

                                                                                                                                                                                                            Stefano 

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