Hai voluto la sigaretta? Ora fuma!

pacchetto di sigaretteUn nuovo ordine da Mamma Europa: smettetela di fumare!

Questo almeno sembra il messaggio che si legge tra le righe dalla bozza del decreto del Ministero della Salute resa pubblica il 18 luglio 2015 e che recepisce le direttive Ue in materia di sigarette.

Alcune norme si presentano semplicemente come un invito a fare più attenzione ai non fumatori. Per esempio è previsto il divieto di fumare in auto in presenza di minori o donne incinte e nelle aree fuori dagli ospedali in generale. Saranno inoltre previste sanzioni maggiori per chi venderà sigarette e prodotti del tabacco ai minori, con la possibilità di poter perdere la licenza. A questo fine saranno anche messi in pratica dei controlli sui distributori automatici per verificare l’efficacia del controllo dell’età.

Fino a qui si va semplicemente a rendere legge il buon senso.

Ma ecco che spuntano le norme che puntano imperiosamente il dito contro chi vuole dedicarsi al “vizio”.

Come già in molti paesi i fumatori dovranno innanzitutto fare i conti con il loro ritratto di Dorian Gray, vale a dire che il 65% della confezione dei nuovi pacchetti di sigarette sarà coperto dalle foto inquietanti di persone che hanno subito i danni del fumo o informazioni su come smettere di fumare (contro il 30-40% attuale).

Spariranno poi tutti quegli escamotage per rendere il fumo qualcosa di allettante o economicamente abbordabile. Dimentichiamoci quindi dei pacchetti da dieci, che spesso per i giovani suonano come “meno costosi” e quindi più appetibili per le loro tasche. Diventeranno storia anche le sigarette al mentolo, alla vaniglia e in generale tutte quelle il cui sapore venga camuffato con aromi più gradevoli. Entra poi nella lista nera dei divieti la possibilità di vendere questi prodotti con additivi spacciati per energizzanti o addirittura benèfici per la salute.

Ma il decreto non si ferma qua. Fino ad ora infatti le sigarette elettroniche erano state per i fumatori un po’ come i paradisi fiscali per gli evasori. Ma anche loro da oggi finiscono nel mirino della direttiva: dovranno infatti essere dotate di un sistema di chiusura a prova di bambino che ne impedisca l’uscita del liquido. Sempre a tutela dei più giovani la norma prevede che si possano vendere ai minori solo le sigarette elettroniche prive di nicotina.

Tempi duri per i fumatori? Beh, potrebbe andargli ancora peggio. Silvio Garattini, direttore dell’istituto di ricerca farmacologico Mario Negri di Milano, spinge infatti affinché il governo vada oltre:

vengano aggiunte le cose che realmente disincentivano la vendita, in primo luogo l’aumento di prezzo

e suggerisce anche l’idea di vietare di fumare

in spazi aperti come gli stadi e nei ristoranti all’aperto perché equivale comunque a fumare in faccia alla gente. La regola dovrebbe valere anche per i parchi pubblici dove giocano i bambini”.

Si potrebbe inoltre citare la proposta da tribunale dell’inquisizione girata tra gli uffici del Ministero della Salute a gennaio ed evidentemente scomparsa nel frattempo, che prevedeva di vietare scene con sigarette nei film prodotti in Italia.

Dobbiamo certo fare attenzione a queste uscite pubblicitarie che spesso non sono altro che fumo negli occhi – si perdoni il gioco di parole.

Tuttavia le restrizioni vanno anche lette nell’ottica dell’effettivo interesse che stato e cittadini hanno nella riduzione di questo mercato. Le morti causate ogni anno dal consumo di sigarette in Italia sono infatti 80 mila e le spese che gravano sulla sanità pubblica e quindi sulle nostre tasche rimangono molto elevate. Ciò che per alcuni è l’ennesima ingerenza del governo e dell’Europa nelle nostre vite, per altri è un giusto provvedimento per il bene della collettività.

Altra questione aperta è l’efficacia di queste norme. Oggi sappiamo che in Italia, negli ultimi 10 anni, il numero dei fumatori è diminuito del 18% e la vendita di tabacco del 25. Ma quanto in questi dati è da legare alle restrizioni? L’apparente processo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica si è originato dalle norme punitive già in vigore o vi hanno contribuito anche altri fattori come la crisi? Spesso vediamo correlazioni lineari laddove vogliamo che ci siano.

Al di à dei dubbi, ciò che sappiamo con certezza è invece che questo decreto è al vaglio del Consiglio dei Ministri e che passerà poi alle commissioni parlamentari dove risiederà per altri 60 giorni. Staremo a vedere e vi terremo aggiornati sugli avanzamenti.

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