I Milanesi non sanno fare il Mojito?

albero expo 1Milano è la città dell’Expo, crocevia di popoli, sapori e tradizioni. Un evento mondiale che dona l’opportunità di compiere un viaggio, di abbandonare il proprio individualismo ai tornelli e prepararsi a fondersi in un microcosmo in cui usi e costumi, lingua e colore della pelle, perdono l’usuale connotato discriminatorio per concorrere alla costruzione di un sentimento di appartenenza e uguaglianza che ci fa riscoprire tutti, allo stesso modo, abitanti del mondo. Un mondo che sarò riunito nello stesso sito espositivo fino ad Ottobre 2015.


Expo è un rendez-vous tra culture, ognuna delle quali porta con sé i profumi e i colori della propria terra, e si propone come inno alla vita, alla solidarietà e alla condivisione – un viaggio nel mondo, un manipolo di Paesi stranieri che si tengono per mano e si stringono attorno allo stesso epicentro: l’Albero della Vita.
L’Esposizione Universale nasce con l’intento particolare di educare alla salute e alla nutrizione, ma anche al rispetto reciproco e nei confronti dell’ambiente.

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Ogni Paese ha riempito il rispettivo bagaglio culturale con la propria identità culinaria e la propria storia e l’ha portata nel capoluogo meneghino, mettendola alla mercé di ogni visitatore.

Eppure, nonostante tutti questi buoni propositi, proprio a Milano è stata di recente riscontrata una grave mancanza a livello di food & beverage.
Nella “Milano da bere” – regina della movida, città dell’aperitivo per eccellenza – non si trova un Mojito autentico, fatto a regola d’arte secondo la ricetta cubana originale.

Il Mojito nasce a Cuba e ne scrive anche qualche riga di storia: sul bancone de La Bodeguita del Medio, sdraiato in un bicchiere stretto tra le dita di Ernest Hemingway, il quale lo rende celebre attraverso l’immortale frase: “My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita”.

Pochi sanno che la ricetta originale del Mojito cubano non prevede che sia un cocktail pestato, né che sia fatto asfissiare sotto tre dita di ghiaccio tritato. Zucchero di canna bianco, succo di lime, due rametti di menta (che nella versione autentica è la hierba buena cubana), acqua frizzante, quattro cubetti di ghiaccio e – ovviamente – l’originale rum bianco cubano, e le jeux sont fait.

Ma in quanti ne sono a conoscenza? A quanto si evince dal servizio giornalistico a cui mi riferisco, pare che nessuno abbia mai avuto il piacere di assaporare il vero aroma del cocktail cubano a Milano.

Se il Mojito – quello vero, idolatrato da Hemingway – porta con sé il ritmo e il calore di un’isola che è sinonimo di convivialità e gioia di vivere, quello milanese ha tutta l’aria di voler esserne un’errata imitazione, una versione sintetizzata da abbinare a un mediocre buffet da aperitivo, o da bere distrattamente nel privè di un locale alla moda.

È una danza?” – chiede la ragazza italiana, nel video, a cui il giornalista cubano chiede cos’è il Mojito. Ho reso l’idea?

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