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Corte dei conti europea e OLAF: dalla parte dei cittadini dell’Unione

corte conti europaLa Corte dei conti europea è deputata al controllo dei bilanci dell’Unione al fine di tutelare gli interessi dei suoi cittadini. A tal fine, collabora con l’OLAF, Commissione europea antifrode.

Ma esiste davvero per tutte le spese della UE una sorta di “tracciabilità” del denaro? E quale ragionevole  certezza abbiamo, noi contribuenti Europei, a prescindere dal merito delle scelte di spesa (per ironia della sorte in massima parte “non largamente condivise”!) che i fondi  elargiti vadano a perseguire fino in fondo le finalità prefissate, e che non finiscano invece in tutto o in parte nelle mani sbagliate, o nelle casse di società estere di comodo, o comunque sui conti correnti offshore di “destinatari fantasma”?

Gli importi di cui si parla sono stratosferici, le causaliolaf degli stanziamenti spesso non soltanto appaiono poco trasparenti, ma talora alquanto pretestuose, e la Corte dei conti europea (che ha già rilevato per il passato gravi incongruenze ed irregolarità nell’uso dei fondi comunitari), al di fuori dei confini dei Paesi UE – proprio per l’assenza di giurisdizione – potrebbe avere poteri di controllo alquanto “attenuati” su tutti questi ingenti flussi di denaro dopo il loro trasferimento nei Paesi terzi. Chi potrebbe davvero mettere le mani sul fuoco sul buon impiego di milioni o miliardi di fondi europei, una volta che questi siano pervenuti nello Yemen, nella Birmania, nel Sahel?

Un sistema di controllo è previsto dalle istituzioni comunitarie attraverso l’attività dell’OLAF, Commissione antifrode dell’Unione: tuttavia, secondo diversi osservatori, detto sistema - al di là delle migliori intenzioni - avrebbe nel concreto delle maglie non troppo fitte, così da lasciar filtrare qualche incertezza sulla sua reale efficacia.

Da un’attenta analisi sulla qualità, sull’entità e sugli obbiettivi delle voci di spesa, sorgono talora interrogativi destinati a rimanere privi di risposte soddisfacenti. Tanto per fare un esempio, verrebbe da chiedersi per quale motivo i vertici della UE, data la crisi in atto e data l’oggettiva scarsità delle risorse, invece di incrementare il sostegno economico a tutti i Paesi Membri in difficoltà e impegnarsi nella costruzione del bene comune in ambito comunitario, (nell’invocare ciecamente “austerità per tutti”) scelgono di continuare a dirottare senza freno le risorse degli Europei in favore di una miriade di regalìe, o di progetti d’ogni genere e specie, moltissimi dei quali presso Stati Terzi (dove poi i controlli sulla legittimità della gestione dei fondi da un punto di vista pratico,  se pure consentiti dalle autorità locali, potrebbero ridursi ad una faccenda più o meno formalistica); oppure ci sarebbe da domandarsi se vi sia - e quale sia -  il business sottostante in questo intricato sottobosco di interessi palesemente estranei al benessere e al progresso dei  Popoli Europei.

Si avverte in tutto questo contesto - a torto o a ragione - qualcosa di poco chiaro che sfugge al raziocinio dell’uomo della strada, il quale non ha strumenti veri per valutare la bontà del delineato complesso sistema di gestione.

Così come pubblicato sul sito ufficiale della UE europa.eu/about-eu/institutions-bodies/court-auditors/index_it.htm, nella pagina dedicata al funzionamento delle sue istituzioni, “In quantorevisore esterno indipendente dell'UE, la Corte dei conti europea tutela gli interessi dei contribuenti dell'UE. Non è dotata di poteri legali, ma opera per migliorare la gestione da parte della Commissione europea del bilancio dell'UE e riferisce sullo stato delle finanze dell'Unione." In parole povere, pur se la predetta Corte - che è l’unico “revisore esterno” autorizzato a mettere le mani sui bilanci della UE -  verificasse malversazioni o irregolarità nella gestione dei fondi comunitari imputabili alla Commissione europea del bilancio della UE, non essendo titolare di “poteri legali”, nulla potrebbe direttamente a tutela dei contribuenti UE ma dovrebbe limitarsi a darne comunicazione all’OLAF, nonché a fornire alla Commissione europea del bilancio UE le indicazioni utili a migliorarne la gestione.

“Come risultato di 3.500 indagini a campione che l’OLAF, a sua volta, ha portato a termine da quando è stata istituita nel 1999, ben 335 persone hanno ricevuto pene detentive per un totale di 900 anni, ed oltre € 1,1 miliardi fondi europei sono stati recuperati (sanzioni pecuniarie escluse) con una media di 100 milioni di € l'anno”.

Ciò nonostante, relativamente al merito delle scelte di spesa della Commissione europea di bilancio, i “signori” della burocrazia europea” pare non siano tenuti a rispondere con delle motivazioni le quali - buone o cattive che siano - non possono essere validamente contestate, né ostacolate in alcun modo, né essere portate in sede giudiziale sovranazionale, anche perché, essendo il bilancio deciso per circa l’80% congiuntamente dalla Commissione di bilancio, dal Consiglio e dal Parlamento europeo, nell’improbabile caso di controversia, il tradizionale gioco al rimpallo delle responsabilità consentirebbe agevolmente di chiudere qualsiasi discussione con un “nulla di fatto”. Gli unici addebiti attribuibili alla Commissione di bilancio, in quanto di sua esclusiva competenza, sono quelli inerenti alla “esecuzione” della spesa stessa.

In ultimo, va tenuto in debita considerazione il fatto che - come accennato - i controlli della Corte dei conti europea avvengono non “a tappeto” bensì “a campione”, la qual cosa significa, all’atto pratico, che le probabilità di cogliere il burocrate infedele come suol dirsi “con le mani nel sacco” sono statisticamente scarse.

Fonti: Documenti della UE -  Sito ufficiale dell’Unione Europea

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