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Milk Link: arriva a Milano l'Ape Milk, per il latte materno donato

milklinkLanciata a Expo2015 la particolare iniziativa legata all’alimento che per antonomasia è legato alla vita: il latte materno. Madrina d’eccezione Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi, direttrice del Corpo di Ballo del Teatro di Roma e mamma, che nello Spazio Me and We, al Padiglione Italia, ha presentato l’Human Milk Link, il primo servizio di raccolta a domicilio del latte materno donato, che avverrà grazie a un’ “Ape Milk” con cella frigorifera che lo porterà direttamente alla Banca del Latte dell’ospedale più vicino.

Inizialmente l’Ape Milk si muoverà solo nel centro di Milano, ma in una seconda fase il servizio verrà esteso anche all’hinterland, attraverso una rete di raccolta delle farmacie aderenti al servizio Human Milk Link, e sarà replicato in altre grandi città italiane dove è già presente una Banca del Latte (Roma, Torino, Firenze, Bari e Palermo).

latte.donatoIn Italia sono oggi 33 le Banche del Latte, regolate dal Ministero della Salute, che si occupano della raccolta e della conservazione del latte umano donato, che servirebbe per l’alimentazione dei nati prematuri; in Italia questi neonati sono ogni anno 30.000, e non sempre possono contare sul latte materno. Il promotore dell’iniziativa, il professor Guido Moro, pediatra e neonatologo, presidente dell'Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (Aiblud onlus), spiega che «In Italia si raccolgono ogni anno meno di 10.000 litri di latte materno. Ma non bastano. Ne sarebbero necessari quantitativi tre volte superiori per nutrire tutti i neonati prematuri con peso alla nascita inferiore ai 1500 grammi».

Ma il punto su cui riflettere è proprio questo: chi dice che i genitori di questi bambini, non avendo a disposizione il proprio latte materno, preferiscano usare quello donato?

In questi ultimi anni si sta sviluppando una forte sensibilizzazione verso l’allattamento al seno e il latte materno, in contro tendenza a quanto succedeva fino a poche decine di anni fa, quando la maggior parte delle madri usava il latte artificiale (e l’industria ha fatto la sua parte). Il latte materno è indiscutibilmente un alimento inimitabile, il “gold standard” nutrizionale nei primi sei mesi di vita, e l’allattamento al seno ha indubbi benefici non solo per il neonato ma anche per la madre. Nel caso dei prematuri, poi, è fondamentale per minimizzare i rischi di gravi complicanze dell’apparato digerente e respiratorio, ridurre il pericolo di infezioni, prevenire l’insorgenza di intolleranze alimentari e ottimizzare lo sviluppo neuro-cognitivo.

biboQuesta iniziativa, nata indubbiamente con ottime intenzioni, suscita tuttavia diversi dubbi e perplessità, che possono far preferire il latte artificiale a quello donato. Esistono attualmente sul mercato diversi tipi di latte appositamente studiato per i nati prematuri, apprezzato da pediatri e neonatologi.

Al di la delle buone intenzioni, esistono in realtà una serie di questioni delicate e complicate che entrano in ballo. Un tempo, in un diverso contesto socio-economico, c’era la figura della balia, la nutrice, che allattava il piccolo di una madre che magari per diverse ragioni non poteva farlo. In questo caso, però, la situazione è completamente diversa.

Le perplessità non sono riguardo alla donazione, ma il ricevimento.

Ammettendo che le “donatrici” seguano scrupolosamente il protocollo (che riguarda le condizioni di salute, lo stile di vita sano, e precise indicazioni igieniche), bisogna considerare che al neonato non verrebbe assicurato il latte della stessa donatrice ad ogni pasto, ma assumerebbe di volta in volta il latte di una donatrice diversa. Sarebbe quindi diverso di volta in volta! Il latte materno è inoltre un alimento molto delicato, fortemente deteriorabile, e tutti i passaggi intermedi lo sottopongono comunque a molte manipolazioni.

Al contrario del latte artificiale, quello materno varia nei momenti della giornata, e a seconda dell’età del neonato: varia in base alle diverse esigenze di quest’ultimo. Durante una stessa poppata, inoltre, il latte continua a variare: c’è un “primo” latte e un “secondo”, con caratteristiche diverse: per questo lo possiamo considerare un alimento “calibrato”, ad hoc.

Quali saranno, poi, le implicazioni medico-legali (ci sono ancora dei rischi infettivi anche per le trasfusioni)?

Non è da ultimo neanche l’elemento psicologico. Con il latte materno la madre da al proprio piccolo un nutrimento che è da considerare parte di se, non solo le proprie difese immunitarie.

In base a queste considerazioni, mi chiedo se questa iniziativa non sia un’estremizzazione, e se i pro possano prevalere sui contro.

Rossella 

 

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