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Sorpresa al tribunale di Milano: la truffa sentimentale non è reato

Succede a Milano. Si parla dell’amore, sbocciato tra un uomo e una donna, e di un interesse, non del tutto indifferente, per un conto in banca, con un imprecisato numero di zeri. Si parla di una donna che, dopo aver prestato 16mila euro al suo compagno, il quale le aveva promesso di costruire una famiglia insieme, ed eventualmente anche restituire l’ingente somma di denaro, è stata scaricata, vedendosi restituiti soltanto 280 euro.

Ma partiamo con ordine.

L’amore sboccia a Milano, nel lontano 2009, tra le corsie dell’ospedale di San Raffaele: due infermieri, duro lavoro, turni notturni, due cuori palpitanti, un conto corrente. L’amore vero al giorno d’oggi è in crisi tanto quanto l’economia italiana. Si sa.

fedi nunziali

Fin dal principio, lui inizia a bussare chiedendole quattrini, lei abbocca generosa, innamorata, ingenua, possiamo definirla come meglio vogliamo. Ma la verità è che in amore non c’è portafoglio che tenga. 1500 euro per le tasse sono ancora comprensibili, un momento di crisi, gente che non arriva a fine mese, lui sta nei guai, un affare temporaneo, arriveranno tempi migliori e l’amore è così grande… che magari si ripaga sotto le lenzuola, in quello che sarà il futuro nido coniugale.

Ma esistono persone al mondo, che una volta datagli una mano per superare una crisi passeggera, si prendono il braccio. E pare sia il caso nostro.

10 mila euro per aprire un fantomatico business in Perù, perché si sa, al giorno d’oggi bisogna fuggire perchè nell’Italia di Renzi non si combina più nulla.

E non è finita qui. Ora ci vogliono i soldi per il viaggio in Sud America e anche qualche “centesimo” in più per vivere, in attesa del grande colpo.

Alla fine 16 mila euro sono felicemente volati dal conto bancario della donna a quello dell’amante.

banconote

Un triangolo amoroso piuttosto infelice, che vede protagonisti lui, lei e il portafoglio di lei, non poteva di certo durare a lungo e come spesso accade, troppi quattrini di mezzo accendono gli animi, i dubbi, i diverbi e spengono la passione.

L’amore finisce, la coppia scoppia, lui si fa una nuova vita e una nuova lei.

Alla malcapitata collega di lavoro, altro non resta che aprire gli occhi, armarsi di carica, coraggio e quella punta di orgoglio femminile che fino ad ora era rimasta seppellita sotto un mucchio di verdoni.

Se non può avere indietro l’amore, almeno che riabbia i soldi! Ed eccoci qua, dinnanzi alla dura realtà.

L’infermiera sfortunata si rivolge all’avvocato, parte la denuncia alla Procura e il collega fedifrago viene indagato per truffa e spedito al processo con rito immediato. L’uomo, stando all’imputazione, viene accusato per aver “indotto in errore”  la donna, sfruttando il sentimento affettivo.

Ed è qua che arriva la sorpresa dal Palazzo di Giustizia.

“Il semplice mentire sui propri sentimenti, ossia la nuda menzogna, non rappresenta una condanna tipica di truffa”. Sono le parole del giudice di Milano a sdoganare uno dei comportamenti più vergognosi, ma anche più antichi e tipici dei nostri tempi.

“La truffa sentimentale è astrattamente concepibile, ma in concreto difficilmente ravvisabile”, spiega il giudice Ilio Mannucci, “nel caso in esame difettano tanto una condotta fraudolenta tipica, quanto un dolo di truffa. Non c’è inganno allorchè il raggiro non sia stato tessuto in modo artificioso attraverso un’alterazione della realtà esterna, o con una menzogna corredata a ragionamenti idonei a farla scambiare per realtà”.

la legge

L’amore si sa, viene e va, e in questo caso il “vissero felici e contenti” lo riserviamo ai romanzi rosa e a chi ancora si può permettersi di vivere tra le nuvole. La cruda realtà sbatte un calcio in faccia all’infermiera malcapitata e uno schiaffo morale alla dignità femminile che ancora crede nell’amore vero.

In conclusione, ingannate tranquillamente il partner promettendo eterno amore, impegnatevi in infinite coccole, dolci risvegli, passione e sentimento eterni finchè morte non ci separi e fiori, cioccolatini a san valentino e letterine. Fatelo italiani, e poi, sgonfiate il portafoglio alla dolce metà.

Tutto è lecito, in guerra e in amore.

Dissipate, coppie d’amanti, dissipate, imbrogliate pure perchè tanto ne risponderete soltanto dinnanzi alla vostra coscienza, non di certo in tribunale!

All’infermiera dell’ospedale San Raffaele di Milano altro non resta se non fare causa alla Disney, la grande multinazionale che ha contribuito ad illudere tante altre donne come lei, dell’esistenza di questo fantomatico “vissero tutti felici e contenti”.

Ma anche in questo caso, alla luce dei fatti narrati poc’anzi, non sarebbe concretamente dimostrabile. Insomma, possiamo concludere questa drammatica vicenda, accendendo un piccolo lume nelle nostre immacolate coscienze, nella speranza che la frode sentimentale non diventi la nuova vincita al lotto degli italiani. O forse è troppo tardi?

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