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Milano: Ristorante espone cartello razzista, polemica sul web

no pasti indianiCi sono poche cose che in Italia piacciono più di una bella polemica servita su un piatto d'argento.

In questo caso la "controversia del giorno" è scritta in gessetto al posto del menù al ristorante "Posteria di Nonna Papera" situato in zona Arco della Pace.

"Qui non serviamo pasti agli indiano in solidarietà con i nostri marò".

Non è bastato un colpo di spugna sulla lavagna per cancellare l'immagine che in poco tempo ha fatto il giro del web. In particolare sul profilo Facebook del ristorante si sono collezionate in pochissime ore centinaia di commenti negativi, dove più che il cibo, viene fatto oggetto di critica il titolare, incoronato a furor di popolo "razzista e xenofobo".

"Fate schifo!", "da evitare come la peste", "non ci mangerei nemmeno sotto tortura" sono solo alcuni dei giudizi degli utenti del web, furiosi ed esterrefatti davanti ad una discriminazione così palese verso una sola etnia.

Su Repubblica il titolare non si dichiara preoccupato per la tempesta mediatica: la sua voleva solo essere una provocazione diretta alla comunità indiana in Italia che - a suo dire - poco o nulla ha fatto per la scarcerazione dei marò.

Nell'era del politically correct fare una dichiarazione così apertamente schierata equivale quasi sempre ad un suicidio sociale.

Non più di 60 anni fa, cartelli simili erano appesi in giro per l'Italia ed era un altro popolo, gli ebrei, a farne le spese. E forse sarebbe il caso di ricordarci quante volte noi italiani siamo stati i primi ad essere discriminati, prima di puntare il dito.

La polemica dei marò ha tenuto banco per troppo tempo: nulla di concreto si è verificato, in compenso ci siamo lasciati alle spalle una scia di cori mediatici ed estemporanei sentimenti di patriottismo che poi si sono prontamente dileguati.

Se davvero l'obiettivo era quello di lanciare una provocazione, forse, oltre al modo, sarebbe utile indirizzarla ai veri destinatari: provate con "Qui non serviamo pasti ai politici in solidarietà con i nostri marò".

Secondo me come slogan potrebbe funzionare.

Giulia Martensini

 

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