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Il fascino del cattivo: perché facciamo il tifo per lui

cattivoA chi non è mai capitato, guardando la televisione o un film al cinema, di rimanere piacevolmente colpito da un personaggio cattivo? Di fare il tifo per lui? E soprattutto di rimanerci male nel vederlo sconfitto?

Penso che ognuno di noi è stato vittima di questo fascino, magari perché l’attore era incredibilmente bravo o perché era così bello da farci completamente dimenticare tutte le sue cattive azioni. Ma la domanda che sorge spontanea è: siamo attratti dal male o semplicemente i produttori sono talmente capaci, da farci risultare amabile qualcosa di moralmente scorretto? Se pensiamo al successo delle tragedie greche, ai combattimenti tra i gladiatori e alle esecuzioni capitali pubbliche, allora la risposta risulterebbe abbastanza semplice e scontata: il genere umano ama la violenza. Ma questa semplice affermazione non basta. Difatti, è stato dimostrato che ogni persona, in periodi di crisi e forte stress tende a far emergere il proprio lato peggiore, la parte che razionalmente tende a soffocare e che quindi, in epoche caratterizzate da guerre e soprusi, l’essere spettatore di un episodio tragico rappresenterebbe un momento di evasione dalla propria realtà e dalle proprie disgrazie.

L’età dei grandi imperi è finita ma anche oggi sentiamo il bisogno di fermarci e perderci in altri mondi.
In una società fatta di routine, di numeri, di impegni e soprattutto fondata sull’immagine, l’uomo ha bisogno di qualcosa che lo stupisca e che non lo faccia pensare: e cosa c’è di meglio di vedere un individuo che perde i freni inibitori e vive momenti di pura follia? Non è forse il sogno di ognuno di noi quello di poter finalmente dire tutto ciò che pensa e fare tutto ciò che vuole, senza ripercussioni e senza un minimo senso di colpa?! E allora l’eroe diventa solo un “guastafeste”, colui per cui è giusto fare il tifo e che ci riporta alla realtà, che ci ricorda che è bene essere in un determinato modo e che la bontà vince sempre sulla malvagità.

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Ecco spiegato il successo di tutti i film e telefilm che si basano sull’antitesi tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e se il confine è labile, meglio ancora, il pubblico reagirà con maggior entusiasmo.
Se il cattivo però compirà azioni aberranti e di estrema violenza, non faremo naturalmente il tifo per lui, ma apprezzeremo e ci rimarrà impressa l’interpretazione dell’attore o dell’attrice che è riuscito a calarsi in vesti così insolite. Ne ammireremo l’espressività, l’intensità delle emozioni che ha suscitato in noi e la sua capacità di movimentare la trama. E aspetteremo che venga sconfitto: perché si sa, chi sbaglia paga.
Per far si che il pubblico “ami il cattivo” i registi, gli sceneggiatori e i produttori devono impegnarsi a creare dei personaggi che non siano semplicemente malvagi ma che abbiano delle caratteristiche specifiche per “conquistarci”. I loro interpreti devono essere di bell’aspetto, ironici e con qualche difetto che li renda particolari e unici. Devono combattere, accettare la sconfitta e rialzarsi ancora più forti. Inoltre devono essere animati da passioni e vivere di conflitti interiori, che ci portano a sperare in una possibile redenzione. Ecco perché spesso preferiamo al protagonista il suo antagonista, poiché in lui rivediamo una piccola parte di noi. Inoltre non abbiamo delle aspettative e non rimarremo mai delusi dai suoi fallimenti e al contrario gioiremo dei suoi successi. Ma la cosa più importante, sul piano psicologico, è che vedere le azioni da lui compiute ci fa sentire più “buoni” perché alla fine i nostri problemi e i nostri errori sono molto meno gravi e recuperabili.
Compito del piccolo e del grande schermo, allora, è quello di rappresentare la società odierna ed essere lo specchio dei nostri conflitti quotidiani. Se un tempo si puntava sui buoni valori, oggi si tende a creare prodotti con effetti speciali, dinamicità e risalto a ruoli dalle mille sfaccettature.
Ma il vero “scacco matto” lo fanno i registi e gli scrittori ,quando ci fanno sognare uomini incredibilmente belli e dannati, che si redimono grazie all’amore.
Il successo è assicurato perché risveglia in noi quello “spirito da crocerossina” e quella speranza che tutto è possibile, che possiamo cambiare chi ci è accanto e smussarne i difetti . Allo stesso tempo siamo maggiormente motivate a credere che non solo tutti gli sforzi non saranno vani ma che il viaggio di redenzione sarà fatto di “grandi emozioni”. Al principe azzurro e al suo cavallo bianco, abbiamo sostituito il bad boy con la sua Ferrari , che magari sarà più bello e più ricco di chi ci sta accanto ma sicuramente si avvicina all’ideale di uomo che la maggior parte delle donne sognano. Sarà che molte avranno smesso di sentirsi delle principesse e si sono rese conto che, uscendo di casa, non troveranno la fata turchina ad aspettarle e se per caso perderanno la “scarpetta” non sarà perché è mezzanotte ma perché il  tacco è rimasto incastrato nei sampietrini.
Fatto sta le favole iniziano a deprimerci e se vediamo un uomo perfetto incominciamo subito a sentir odore di “truffa”. Non ci resta che regalarci dei piccoli momenti di evasione davanti ad un pc o al televisore, dentro la sala di un cinema o tra le pagine di un libro sperando innanzitutto che il finale non ci deluda e che quelle ore siano state bene spese.

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