Islamici contro Scientology a Milano

chiesa scientology milanoPer i centomila fedeli musulmani di Milano non c’è nessuna moschea in cui celebrare i riti della loro religione, mentre la Comunità di Scientology milanese, con mille adepti, ha tre Chiese nel centro della città, di cui è stata appena inaugurata l’ultima, grande circa 10mila metri quadrati e con cinque piani, collocata in viale Fulvio Testi.

Una situazione assurda quella di due religioni che hanno a Milano un numero di fedeli al loro attivo di proporzioni estremamente diverse.

E pensare che Davide Piccardo, coordinatore del Caim (Coordinamento delle associazioni Islamiche di Milano), ha vinto un bando pubblico per la costruzione di un luogo di culto musulmano, ma tutto questo per ora è rimasto lettera morta.

“La moschea è difficile da fare, bisogna controllare, verificare, bisogna confrontarsi col territorio, ascoltare le paure dei cittadini; bisogna pure garantire la tracciabilità dei finanziamenti, presentare le fedine penali immacolate, dimostrare di fare più dialogo interreligioso che preghiere proprie, impegnarsi a parlare l'italiano. E poi” dice amaro Piccardo “bisogna aspettare un bando e poi bisogna partecipare al bando e poi vincere il bando e se vince chi non ci piace c'è pure il rischio che sia escluso e poi bisogna verificare ancora un po' e poi bisogna aspettare, perché sono tutti impegnati nei giochi per la successione e aspettare con pazienza che si vada alle elezioni e magari vivere un'altra campagna elettorale dove si potrà dire 'moschea sì, moschea no, moschea forse'. E infine ci penserà il nuovo sindaco a ricominciare da capo”.

Com’è possibile che invece Scientology, fondata dallo scrittore Ron Hubbard e nota per i suoi metodi decisamente discutibili, abbia al suo attivo ben tre chiese, mentre per la moschea di Milano nessuno fa nulla?

Tutto è cominciato nel 2012, quando la chiesa di Hubbard, acquistata la vecchia sede della Philips, prima ha chiesto al Comune il permesso per la ristrutturazione e poi nel 2013 l’ha trasformata da edificio adibito al terziario in luogo di culto, con una pratica connessa a banali controlli burocratici.

E quindi, come dice Piccardo, “tutto questo non è esistito, per loro nessuno ha parlato di verifica dei fondi, di sicurezza, non sono intervenuti a gamba tesa esponenti di altre comunità religiose, nessun deputato ha fatto interrogazioni parlamentari e in Consiglio comunale, pensate, nessuno ne sapeva niente”.

Invece per la moschea non ci sono solo il bando e le aree pubbliche, ma anche il peso della politica e le speculazioni elettorali.

E il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, dice tristemente “Sono anni che diciamo che esistono due pesi e due misure quando si parla di Islam e quando di altri culti. Personalmente mi sono anche stancato di denunciarlo...”.

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