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"Giambellino Calling". Renzo Piano risponde

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Periferia sudovest, zona Giambellino, quella della Ballata del Cerutti di Giorgio Gaber. E' qui che l'archistar e senatore a vita Renzo Piano ha concentrato l'attenzione del G124, gruppo di lavoro voluto, creato e sovvenzionato dallo stesso Piano, destinandovi lo stipendio statale. Porta il nome della sua stanza privata in Senato, G124 appunto, il team formato da quattro giovani architetti (Alberto Straci, Matteo Restagno, Chiara Valli e Francesca Vittorelli) e due tutor (Ottavio Di Blasi e Marco Ermentini) con l'obiettivo di dare una pennellata di rinnovamento ad un quartiere considerato una sorta di Cenerentola della periferia, lasciato nel degrado da ormai settant'anni. Fatto eccezione per qualche piccolo lavoro, com'era negli anni '40 è ancora oggi. Simili progetti di rigenerazione hanno già dato nuovo lustro a città come Torino, Roma, Catania. Con "Giambellino Calling" il G124, pone una nuova sfida da vincere a Milano. Un progetto che rappresenta l'immagine che il quartiere ha di un possibile futuro e di soluzioni studiate nei minimi particolari, per rammendare margini urbani e sociali che oggi sembrano lacerati e separati.

renzo piano

Sono state organizzate vere e proprie riunioni con i cittadini del quartiere, ascoltando problematiche e consigli, per avere un'idea progettuale poco eterea bensì votata alla concretezza. Il fulcro dell'intervento è stato il mercato comunale, da sempre sito di aggregazione e confronto popolare, di via Lorenteggio, con la demolizione dei muri che lo circondavano e collegandolo al verde e alla città. "Abbattere un muro", spiega lo stesso Renzo Piano, "ha un valore politico enorme: significa liberare le energie che Milano possiede e incanalarle verso un'integrazione che diventa non solo possibile, ma necessaria". Ricucire i percorsi pedonali della zona, riaprire i cortili delle case Aler, donare al quartiere una piazza, insieme alla centralità del mercato sono i capisaldi del programma vidimato da Renzo Piano: "Le periferie sono la città che verrà" -questo il pensiero che l'architetto affida a una nota- "la parte più fragile ma anche la più popolata e viva, quella che lasceremo ai nostri figli". Il progetto è solo agli inizi, ma con queste premesse, il quartiere Giambellino, si candida a diventare il laboratorio di un nuovo modo di prendersi cura della città.

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