Esodo. Una storia istriana

esodoUn racconto vivo, vero e partecipato delle genti d'Istria. Credo si possa innanzitutto definire così, «Esodo», lo spettacolo de La Confraternita del Chianti in scena in questi giorni al Teatro Verdi

Istria, terra «di confine», contesa, tormentata, umiliata, da italiani, sloveni, croati, jugoslavi. Terra i cui abitanti sono probabilmente gli unici legittimati a sentire propria.

Diego Runko, istriano di Pola, è interprete unico e autore (in collaborazione con Marco Di Stefano e Chiara Boscaro) di questo spettacolo. Conosco Diego e credo sentisse una specie di urgenza interiore a raccontare questa storia. Una storia avvincente, divertente, a tratti amara e commovente, che ha il merito indubbio di restituire un'immagine dell'Istria, della sua gente, e delle vicende che ha vissuto nel secolo scorso, più autentica e non mediata da filtri ideologici e ricostruzioni di parte. 

I racconti più belli, si sa, sono quelli dei nonni. Una volta la memoria familiare veniva trasmessa unicamente grazie alla tradizione orale. E ogni volta che sentivi il nonno raccontarti una storia, ti succedeva di raccontarla a tua volta a qualcuno, magari mettendoci dentro qualcosa di tuo. È così che, col tempo, la memoria si arricchisce. Anche in «Esodo» ci sono un nonno che racconta, Rudi, e un nipotino che ascolta. Il pubblico è lì anche lui, assieme al nipotino, ad ascoltare.

Ascolta la storia di Rudi, della Madama, la prima che lo ha «fatto diventare uomo», di suo padre che voleva andare in America ma prima di riuscirci è stato ammazzato dai fascisti, di sua madre che lo ha vendicato, di un prete armato fino ai denti che chiede a Dio di capirlo, di stragi troppo spesso dimenticate, di vicende talmente incredibili da sembrare vere, perché «a volte, la realtà supera la nostra immaginazione».

Diego Runko porta in scena con maestria e vivacità, tutti i personaggi di questa storia, ognuno con la sua lingua, e la sua porzione di verità. Sentendolo raccontare si ha l'impressione di sfogliare contemporaneamente un album di famiglia e un romanzo d'avventura.

Colpisce, di questo lavoro, la sua capacità di suscitare domande, di aprire spazi di riflessione. Come quando Rudi si cala in una foiba per recuperare i cadaveri e si trova faccia a faccia con la morte nella sua cruda realtà fatta di sangue, carne, ossa. La stessa morte, dura, spietata, che ritrova tra le vittime straziate della strage di Vergarolla. E che grida con la stessa rabbia il suo non-senso.

Non sarà forse che l'unico rimedio possibile contro la follia della storia sia proprio... raccontarla? «Esodo» è in scena al Teatro Verdi dal 18 al 21 novembre (dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 16.00)

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