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Una galleria dell'Ottocento italiano in mostra a Milano

  • Stefano Malvicini

Il Museo Poldi Pezzoli ospita una mostra dedicata al grande collezionismo milanese dell’800.

6 abbati campanile di badiaDal 13 novembre 2015 al 29 febbraio 2016, le sale del museo di Via Manzoni accolgono una selezione di opere provenienti dalla collezione di Giacomo e Ida Jucker, che furono tra i più significativi collezionisti di dipinti dell’800 italiano. La mostra, curata da Andrea Di Lorenzo, Ferdinando Mazzocca e Annalisa Zanni, intitolata L’incanto dei Macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker, intende ricostruire l’interno della casa-museo dei due coniugi in Via Mauro Macchi ed è stata allestita in tal modo grazie all’intervento della giovane designer Nouri Abi Saad, da poco laureatasi al Politecnico.

Gli Jucker erano una dinastia di industriali originari della Svizzera tedesca che si stabilirono a Milano all’inizio del Novecento e che diedero alla città, oltre a Giacomo, anche altri mecenati, come il nipote Riccardo, il quale raccolse opere delle Avanguardie Storiche le quali andarono a costituire il fondo che, acquistato dal Comune di Milano, divenne la base per la nascita del Museo del Novecento, dove, oggi, queste opere sono ospitate. Giacomo (1883-1966) e la moglie Ida Saibene (1890-1963), invece, si dedicarono al secondo ‘800 e puntarono soprattutto su quei Macchiaioli che, con i primi anni del ‘900, vennero riscoperti e valorizzati dalla critica. Grazie all’aiuto degli amici critici Emilio Cecchi ed Enrico Somarè, soprattutto durante gli anni ’30 e ’40, Giacomo e Ida poterono acquisire opere della nota scuola toscana, che rivoluzionò la pittura grazie all’uso della luce che cadeva sulla tela generando macchie di colore (da qui il nome del gruppo), ancora in possesso delle collezioni storiche.

Ne nacque una collezione destinata a diventare un modello per tante altre successive, che non si fermò alla Toscana, ma spaziò anche alle altre regioni d’Italia, dal Veneto di Favretto all’Emilia di Fontanesi, dalla Lombardia scapigliata di Ranzoni alla Napoli di Mancini. Fu la prima collezione rilevante italiana del Secondo Ottocento. Nel 1968, due anni dopo la morte di Giacomo, si decise di rendere visitabile, per tre ore alla domenica pomeriggio, la collezione in Via Macchi, ma non fu un successo. Anzi, tutt’altro. Nel  1974, la Galleria Jucker fu costretta a chiudere e le opere furono spostate in varie collezioni private.

52 favretto il micio sulla biancheriaCon la mostra del Poldi Pezzoli, esse tornano insieme per la prima volta. Giganteggiano i due mostri sacri della collezione, il livornese Giovanni Fattori e il romagnolo Silvestro Lega, che furono tra i maggiori esponenti dei Macchiaioli. Il calore del sole e l’uso di colori chiari impregna le opere di Fattori, del quale non sono presenti opere “risorgimentali”, ma vedute en plein air, come Silvestro Lega che dipinge sugli scogli, oppure ritratti dall’intenso taglio istantaneo, come la Popolana.

L’unico riferimento alla grande pittura di storia del livornese sono i Cavalleggeri in avanscoperta, segno dell’interesse degli Jucker anche per la grande pittura “risorgimentale” di Fattori. Di Silvestro Lega, invece, sono presenti soprattutto ritratti “ufficiali”, come quello intensissimo della Signorina Titta Elisa Guidacci, ma anche figure intere più riflessive come la bella ragazza che legge sulla balconata di Lettura romantica.

La passione di Giacomo e Ida per i Macchiaioli non si fermò a Fattori e Lega, ma raggiunse anche un altro pilastro toscano della scuola, il fiorentino Telemaco Signorini, del quale, in mostra, sono esposte le vedute urbane di Settignano e Una strada di Edimburgo, oltre al pascoliano fanciullo di Bapin del Lilela, e i due storici esponenti “foresti”della scuola, il veronese Vincenzo Cabianca e il napoletano Giuseppe Abbati. Del primo è esposto il Lungomare, mentre del secondo troneggia la veduta fiorentina dalla Torre del Bargello intitolata Il campanile di Badia.


Oltre alla scuola toscana, Giacomo e Ida Jucker si interessarono anche alle altre scuole d’Italia e anche a quegli artisti destinati a imperitura fama internazionale: di Giovanni Boldini è esposta una veduta di piccolo formato, di Giuseppe De Nittis uno dei suoi capolavori della maturità parigina, Che freddo!, e di Giovanni Segantini la natura morta, intensa e toccante, intitolata Gioia del colore (Il prosciutto). Dalle opere esposte in mostra pare chiaro quanto gli Jucker condividessero con i Macchiaioli quegli ideali liberali di un’Italia unita sia dal punto di vista politico che da quello culturale, ed è questa la naturale spiegazione delle scelte dei due coniugi, che integrarono al corpus toscano opere di altre parti d’Italia. Tra queste spiccano il Micio sulla biancheria del neotiepolesco veneziano Giacomo Favretto, i due paesaggi piemontesi di Enrico Reycend e Lorenzo Delleani, il Sole d’inverno, spaccato di campagna emiliana del reggiano Antonio Fontanesi e i due ritratti di scuola lombarda, quello più scapigliato della Principessa di Saint-Leger del  verbano Daniele Ranzoni e il più romantico autoritratto del varesotto Giovanni Carnovali, detto il Piccio. Concludono la mostra le opere di scuola napoletana: le due vedute di Giacinto Gigante e il realistico Scugnizzo di Antonio Mancini.

Stefano

L’incanto dei Macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker

Dal 13 novembre 2015 al 29 febbraio 2016

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 Milano
Orari: mercoledì - lunedì 10.00-18.00; martedì chiuso
Biglietti: 10,00 euro intero; 7,00 euro ridotto
           

 

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