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Poliziotti chiedono pizzo ai borseggiatori della stazione: Pagate o vi togliamo i figli

Arrestati agenti anti-borseggio che chiedono pizzo ai borseggiatori della Stazione Centrale
Grave accusa pende su due poliziotti in servizio a Milano: sono accusati di concussione per aver minacciato alcuni borseggiatori nomadi di togliere loro i figli se non avessero ceduto parte della refurtiva che ogni giorno riuscivano a rubare ai turisti presso la Stazione Centrale

Il blitz alla Stazione Centrale 

Questa mattina sono stati arrestati due poliziotti della Squadra Mobile che chiedevano il pizzo a una banda di borseggiatori rom provenienti dalla Bosnia e dalla Serbia: li lasciavano rubare indisturbati e poi pretendevano di dividere il bottino. Il pubblico ministero Antonio D'Alessio ha diretto le indagini eseguite dalla squadra Mobile e della Polizia Ferroviaria. Oggi il blitz a Milano con 24 arresti.

L'arresto di 22 rom borseggiatori 

Gli stranieri in manetta sono 22, la maggior parte di loro sono donne le quali ogni giorno insieme ai propri bambini, anche neonati, frequentavano la zona intorno alla Centrale, mischiandosi ai pendolari e ai passanti. L'associazione a delinquere prendeva di mira soprattutto i turisti americani e giapponesi, anche negli ascensori o sulla scale mobili. I nomadi nascondevano la refurtiva nelle giacche, sotto i vestiti e addosso ai bambini. I ladri in azione riuscivano a raccogliere un cospicuo bottino che fatturava a settimana dai 5 ai 20 mila euro. La loro illecita attività si è protratta per almeno un anno. 

Agenti anti-borseggio complici dei borseggiatori 

Gli agenti arrestati facevano parte della Squadra Mobile e lavoravano proprio per prevenire i furti alla stazione di Milano, nell'unità anti-borseggio. I due uomini delle forze dell'ordine si sarebbero spartiti parte dei proventi dei furti dei rom, i due agenti avrebbero minacciato i ladri di fargli perdere la custodia dei figli e di mandarli in prigione. Il reato di concussione sembra sia stato ampiamente filmato durante le indagini. Ora gli agenti sono agli arresti domiciliari ma dovranno rispondere dell'accusa di concussione e falso in atti d'ufficio.
 
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