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I cartelli stradali di Clet Abraham a Milano

Capita di girare per la nostra amata Milano senza fare caso agli oggetti comuni che popolano strade e incroci, ma, alle volte, anche queste “cose” diventano oggetti d’arte.

clet piazza affariCosì è stato per le molte centraline semaforiche cittadine divenute le ormai note (specie al pubblico social) Energy Box 2015, ma così è anche, da qualche anno, per alcuni cartelli stradali “lavorati” da un artista di nome Clet Abraham. Tra i primi pionieri della Street Art in Europa, Clet, nato in Bretagna nel 1966, è giunto in Italia nel 1990, a Roma, dove è divenuto restauratore di mobili antichi ma dove ha anche avuto tempo di dedicarsi all’Arte di strada.

Stabilitosi a Firenze nel 2005, ha iniziato a eseguire lavori per gallerie internazionali e a lavorare sulle opere che lo hanno reso noto al pubblico mondiale: i cartelli stradali.

Clet, proprio come facevano dadaisti e surrealisti, utilizza un ready-made, un normalissimo cartello stradale, su cui applica stickers che lo fanno diventare una vera opera d’arte, curiosa e geniale proprio come il suo creatore.

Molte delle opere di Clet sono in Toscana, tra Firenze, Siena, Pisa e Lucca, ma anche Milano ha i suoi “cartelli artistici”, concentrati nelle zone centrali della città.

clet garibaldi solera mantegazza

Di seguito parlerò delle opere più significative dell’artista a Milano. Nella Metropoli lombarda, l’artista bretone ha lavorato quasi solo su cartelli indicanti il divieto d’accesso. Quello più emblematico è posto all’angolo tra le vie Brera e Melone: un omino nero stilizzato, simile a quello di una nota marca di detersivi, sembra tenere tra le sue braccia la barra bianca orizzontale del cartello, quasi fosse un operaio al lavoro durante il trasporto di un pesante trave. Quest’opera affronta il tema più caro a Clet, quello del lavoro quotidiano, inteso come fatica ma anche come routine, collocato in una zona più lavorativa e culturale che residenziale come Brera.

Non molto lontano, all’angolo tra Corso Garibaldi e Via Solera Mantegazza, Clet ha utilizzato un cartello indicante una strada senza uscita per inscenarvi una crocifissione metropolitana. Bizzarra, ma anche culturalmente rilevante, l’opera rappresenta il solito omino nero crocifisso alla “T” indicante la strada a fondo cieco. La sagoma riprende il concetto del “Christus Patiens” che Cimabue, Giotto e Duccio utilizzarono nelle loro grandi croci dipinte in terra toscana, e che Clet ha sicuramente potuto conoscere da vicino. Il concetto espresso è quello dell’uomo ucciso dalla dimensione alienante dell’urbanesimo, dallo smog e dal rumore del traffico.

clet romana maddalena

Se nei pressi di Via Torino a Milano, in Via Falcone, Clet riprende il motivo di Via Melone, poco distante, all’angolo tra Corso di Porta Romana e Via Maddalena, lavora su un’allusione alla quotidianità del cibo: la sagoma, ora, più simile a uno scheletro, usa la barra bianca come tavola e, brandendo forchetta e coltello, attende che gli venga portata una vivanda. Il tema è quello del pranzo quotidiano, ma la magrezza della sagoma fa pensare anche a un’allusione alla fame nel Mondo, che rimanda ai corpi esili e instabili per l’inedia dei tanti bambini africani affamati.

clet tortona bugatti

Al di fuori del centro, infine, l’opera più significativa di Clet è all’angolo tra le vie Tortona e Bugatti. Si tratta di un altro cartello di divieto d’accesso, su cui la barra orizzontale è, ora, uno specchio d’acqua in cui la sagoma nera rischia di affogare e, per evitare ciò, protende le braccia verso l’alto, in direzione di un ipotetico salvagente-salvatore. In una zona per eccellenza creativa, la sagoma potrebbe essere vista come un emblema della Cultura, che rischia di affogare nel mare dell’ignoranza senza l’aiuto dell'Arte che contribuisce a ridarle linfa vitale.

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