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Misura per Misura. In scena al Teatro Libero la tragica commedia del potere

misura per misura

È uno Shakespeare con dentro un po' di Artaud e un po' di Brecht questo Misura per Misura della compagnia Fenice dei Rifiuti in scena al Teatro Libero in questi giorni, con regia e drammaturgia di Alessandro Veronese.

Non è esattamente il classico spettacolo teatrale che ti puoi guardare standotene seduto comodo in poltrona a fare il «voyeur».

Non fai in tempo a entrare in sala che già ti trovi proiettato in una specie di tour del «peccato» tra i luoghi deputati di quel grande bordello che dovrebbe essere «la città di nessuno».

Quasi fosse un miracle play medievale a rovescio giri per il teatro, su e giù dal palco, nel camerino, nel foyer e perfino nel bagno per assistere a quattro monologhi di donne protagoniste dello spettacolo, tutte usate, ricattate, manipolate dal Duca che tesse i fili delle sue trame grottesche, come un Dio beffardo che si diverte a mettere alla prova le sue creature. 

Poi ti siedi, ma ti rendi conto che non è finita lì. Comincia la commedia, e ti viene richiesto di collaborare, nelle più varie maniere, leggendo, muovendo oggetti o semplicemente brindando con una coppa di spumante. Di lasciarti tranquillo, attori e regista non vogliono proprio saperne. Ma forse è giusto così nell'economia di un lavoro che guarda a Peter Brook e ad Artaud consapevole del fatto che quel diabolico intreccio di sesso e potere che intrappola i personaggi della commedia, in realtà intrappola anche noi, spettatori e attori quasi mai consapevoli, dello stesso spettacolo, ogni giorno nelle nostre vite. 

Una recitazione volutamente improntata allo straniamento, con attori che entrano ed escono continuamente dal personaggio per ricordarci di essere a teatro, ti spinge a concentrarti sul messaggio che traspare dalla vicenda più che sul dipanarsi della stessa, la quale segue il prevedibile dettato shakespeariano del «tutto è bene quel che finisce bene». In realtà niente può davvero finire, perché niente è mai davvero cominciato. 

Dalla parte di quelli che comandano è tutto fin troppo chiaro. È un disegno di auto-celebrazione in cui il potere si accusa, si processa e si assolve da solo con ricorrenza, verrebbe da dire, ciclica. Dalla parte di quelli che subiscono è un folle caos in cui ci si sente presi senza rendersi davvero conto di come stanno le cose, ma con la non trascurabile consapevolezza di sentirsi molto, molto, «inkazzati» e di non poterci fare niente.

Convincenti le prestazioni degli attori tutti, Eliana Bertazzoni, Luisa Bigiarini, Francesca Gaiazzi, Michela Giudici, Alice Pavan, Alessandro Prioletti, Federico Sala, Alessandro Veronese. Il lavoro nel complesso risulta godibile e coinvolgente, l'unico piccolo appunto che si potrebbe fare è che forse alcuni passaggi drammaturgici avrebbero potuto essere resi più chiari.

Teatro Libero,
Via Savona 10, Milano

dall'11 al 15 gennaio
lunedì-sabato ore 21.00 
domenica ore 16.00

BIGLIETTI 
intero € 21,00
under 26/over 60 € 15,00 
studenti universitari (con tesserino) € 10,00

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