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I sogni ambiziosi di Gian Galeazzo Visconti

Una visita al Duomo è il metodo più sicuro per scoprire molte cose. Dalle origini viscontee agli interni gotici; dalle magnifiche vetrate, agli scavi archeologici paleocristiani fino alla salita sulle terrazze per ammirare le guglie ed il rinnovato skyline della città.

rosone duomo milanoUno dei simboli più conosciuti del Duomo sono certamente la famosissime vetrate e tra queste spicca la “raza” (ovvero un sole raggiante, simbolo araldico dei Visconti), che si trova all’interno del finestrone centrale dell’abside proprio dietro l’altare, ma non tutti sanno che la vetrata cela un antico racconto che ci porta indietro di 600 anni, al tempo di Gian Galeazzo Visconti.


Dovete sapere che questo personaggio si impadronì, con un sotterfugio della città di Milano, imprigionando lo zio Bernabò Visconti e facendolo morire di fame. Una volta tolto di mezzo lo zio potè cominciare a realizzare il suo sogno: la realizzazione del Duomo. Mise quindi a disposizione le cave di marmo di Candoglia di sua proprietà e si iniziarono a trasportare le pietre nel luogo dove sarebbe sorto il Duomo.

Starete tutti pensando a quanto quest’uomo fosse stato generoso con la città e invece no… non si trattava di un semplice atto di generosità bensì la realizzazione di un monumento per sé e la sua famiglia. Compresi i suoi intenti, la Fabbrica del Duomo cercò di svincolarsi economicamente dal principe di Milano e licenziò l’arrogante architetto francese che lavorava come capo del cantiere. Ormai le basi erano state fatte secondo i desideri di Gian Galeazzo. Il “biscione”, uno degli emblemi della famiglia, avrebbe dovuto occupare l’intera vetrata, e in un primo momento si appoggiò questa volontà, ma poi il biscione fu ridimensionato e limitato a metà della sua misura originale per poi finire, alla morte dei Visconti, sostituito definitivamente con la Raza che porta un “secondo” emblema visconteo: dieci serpenti ondulati che formano un sole.

Il Sole è benessere, vita, positività. In araldica, il sole è un simbolo di eternità, grandezza ed illustre nobiltà. Per questo motivo, nel corso dei secoli, il suo inserimento negli stemmi delle più antiche famiglie italiane, a raggi acuti alternati o ondeggianti, è sempre un segno che esprime potenza e ambizione.

Parallelamente al culto del sole sono curiose le sue rappresentazioni, nelle forme più disparate e che possono renderlo poco riconoscibile, ad esempio per chi non lo sa è difficile pensare al sole guardando una croce greca o lo stemma della regione Lombardia!
Bene, detto questo, anche se le intenzioni di Giangaleazzo non sono state del tutto oneste, resta il fatto che dobbiamo ringraziare il suo estro per la bellezza dell’opera che ci ha lasciato.
Approfittate di una bella giornata di sole per fare una visita al Duomo e alzate gli occhi verso la vetrata dietro l’altare. Vi aspetta lo spettacolo della luce che filtra dalle grandi vetrate absidali, poste a est, proprio nella direzione del sorgere del sole.
Questo splendido rosone si può ammirare anche dall’esterno!

Manuela Taverna

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