FäK FeK FiK. Le tre giovani.

fak fek fik

 

Fäk Fek Fik è spettacolo per immagini. Frammenti di drammaturgia che si scontrano, si incrociano, si mescolano, in un insieme che più che su uno schema narrativo organico sembra basarsi sullo shock percettivo indotto da lampi di luce poetica e dall'accumulo di materiali di «scarto» lessicale e morale che caratterizzano la sensibilità artistica di Werner Schwab, autore austriaco deceduto nel 1994 in seguito ad una overdose di alcol e considerato uno dei più irriverenti scrittori di teatro del secolo scorso.

Ho fatto onestamente fatica a rintracciare un filo rosso nel dipanarsi di questo lavoro del Collettivo SCH per la regia di Dante Antonelli. Credo ciò sia da imputare principalmente alla mia limitata conoscenza dei testi di Schwab. Mi sono perciò abbandonato al flusso delle immagini proposte e al senso di disgusto nei confronti della civiltà contemporanea che trapela un po' ovunque dalle storie di emarginazione e degrado umano di cui sono protagoniste le tre ragazze in scena.

Va detto che Fak Fek Fik sebbene di non facile comprensione, di sicuro non annoia. Il merito principale va ascritto a mio parere, alle tre attrici Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli che con un'interpretazione generosa, sostenuta da un ritmo e un'energia sempre notevoli tengono desto lo spettatore sballottato com'è da un frammento di storia a un'altro in una specie di ottovolante narrativo in cui è più facile perdersi che trovarsi.

Il ricorso a un linguaggio crudo e scatologico mette sistematicamente alla prova la sensibilità del pubblico che resta imprigionato e come stordito dal flusso ininterrotto di visioni «estreme» e «disumanizzanti». Dal delirio mistico del rapimento estatico per la figura del Papa, si passa infatti alla «crudeltà» inconcepibile di un'amante che propone alla ragazza che ha appena messo incinta di prenderla a calci nel ventre fino ad arrivare al momento in cui una donna è costretta a frugare il fondo di un water per recuperare delle bustine di droga.

Nichilismo e caos. Tutto molto anni '90, insomma.

La ricerca è interessante nel suo spingersi ai limiti di ciò che ancora può scioccare e sconvolgere in un'epoca in cui tutto sembra essere accettato con stanca indifferenza. Di certo non si tratta di uno spettacolo per anime belle.

 

Teatro Litta

dall'11 al 14 febbraio  
giovedì al sabato ore 21.00 
domenica ore 17.00

BIGLIETTI:
Intero 10€ – Under25 e Over65 8€

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