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La Confessione di Agostino al Teatro Spazio Tertulliano di Milano: una vita in gioco tra guardie e ladri

confessioni“Mi chiamo Agostino, ho cinquantasei anni e vivo in una casa lavoro, si chiama così il limbo in cui mi trovo a penare. Non assomiglia per niente a una casa, è una galera bella e buona con porte blindate e poliziotti a vegliare sulla mia noia. Sotto il tetto in cui sto scontando il mio 'ergastolo bianco' non ho alcun mestiere a cui dedicarmi, giusto una manciata di giorni al mese faccio lo 'scopino', pulisco il passaggio di chi striscia accanto a me. Da bambino sognavo un mondo ordinato, per questo diventai sbirro; il gioco d'azzardo mi fece cadere e per questo diventai ladro. Mi chiamo Agostino e sogno la libertà”.

ergastolo1La nuova produzione della Compagnia Facchetti/De Pascalis porta in scena al Teatro Spazio Tertulliano di Milano dal 2 al 20 marzo, "La Confessione di Agostino". Una storia che arriva dal carcere, un racconto biografico che permette di affrontare il tema delicato e poco conosciuto dell'ergastolo bianco, ovvero la condizione di chi, dopo avere scontato una condanna, è costretto a una reclusione ulteriore senza avere commesso alcun reato: come Agostino, forzato a una pena supplementare reiterabile all'infinito. O finchè un giudice si esprima in senso contrario.
In teoria la loro condizione non dovrebbe equivalere a quella di chi sconta una pena.
Di fatto, però, la distinzione tra detenuto e internato è solo sulla carta e quelle che si chiamano case di lavoro spesso sono dei penitenziari da cui si rischia di non uscire più. L’altro rischio è di finire nelle porte girevoli delle misure di sicurezza detentive per cui si rientra in cella appena dopo esserne usciti. Ma è proprio qui che scatta il paradosso della giustizia: non lavorando, di fatto, gli internati non hanno possibilità alcuna di offrire elementi per far valutare ai giudici la loro cessata o diminuita pericolosità. In altre parole, un residuo di archeologia giuridica che vìola la Costituzione. Spesso sono persone sole, sfinite da quella esistenza a loro riservata; nessuno a reclamarli o a lottare per strapparli da quell'oblìo.

344 amnestyinternationalAmnesty International ha concesso il patrocinio a "La Confessione di Agostino" motivando la scelta attraverso le parole del suo portavoce Riccardo Noury, "per aver declinato con trasparenza l'inaccettabile condizione del cosiddetto ergastolo bianco ed un contesto carcerario carente, raramente volto alla rieducazione e al recupero del detenuto".

Con un titolo che vuol rievocare ben più note "confessioni" di chi ha ricevuto dapprima il perdono, per poi giungere alla santificazione. In questo caso invece, alzare gli occhi al cielo non è necessario, basterebbe semplicemente aprirli.

LA CONFESSIONE DI AGOSTINO
Teatro Spazio Tertulliano - Via Tertulliano 70, Milano
Da mercoledì a sabato ore 21.00 – domenica ore 16.30
Biglietti: 16 / 10 €

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