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Bronx? No, Milano Centrale: spaccia e magnaccia

Prima che arrivasse Giuliani nella Grande Mela come sindaco, a New York scattava, all'imbrunire, un volontario coprifuoco. Certi distretti, paragoniamoli ai nostri quartieri, erano impercorribili. Non solo a piedi, ma anche in auto. La cinematografia d'oltre Oceano ha pubblicizzato un segmento di metropoli quale simbolo del degrado: il Bronx.

"E a Milano è pure peggio - allarga le braccia sconsolato un abitante di via Vitruvio. Là, almeno, la polizia vigila, ma qui, ad una certa ora, i vigilantes sono le sentinelle della malavita, abilissime nel proteggere i loro affari loschi."

Il cronista passeggia per le arterie che cingono la Stazione Centrale di Milano e in effetti sembra di camminare per il quadrilatero dei galeotti. Ovunque spacciatori, che ti offrono la "merce" (sic), incuranti che potresti essere un agente in incognito. "Tanto se mi arrestano - mi ride in faccia un lampione nero di due metri - il giorno dopo sono ancora qui ".

Le peripatetiche non mancano, sorvegliate a distanza dai loro protettori. Sono ragazze giovanissime, sopra tutto dell'Est Europa, spaurite e probabilmente preda di allucinogeni. "Come ti chiami", chiedo alla più carina del gruppo? "Ivanka". " Da dove vieni ? " "Dall' Ucraina". E aggiunge: "Sono disponibile a tutto. Senza preservativo, se vuoi. Dai, andiamo alla pensione (e pronuncia il nome di un infimo alberghetto di via Settala). Cento euro, senza orari. "E mentre contratta, gira spesso il capo verso una Bmw parcheggiata nelle vicinanze. Superfluo aggiungere che lì, al caldo, occhieggia il suo magnaccia. Parla benino l' italiano. Può darsi che nelle istruzioni d'uso, alla scuola degli sfruttatori, sia contemplato anche un corso accelerato della lingua del Manzoni. La saluto, turbato per il modo in cui vengono manipolate le avvenenti giovani dell'ex impero sovietico. Prevedendo per lei - senza sfera di cristallo - un'infezione venerea a breve.

I bar, al pari dei ristoranti, pullulano. In via Lecco capannelli di africani occupano i marciapiedi, intenti a discutere sul prossimo colpo alla legalità. C'è l'imbarazzo della scelta. Tanto la galera non la vedranno mai. Se, smarrendoti, ti ritrovi due volte nel medesimo posto, hai la netta sensazione che non le telecamere della legge bensì quelle dei clan mafiosi ti stiano spiando.

I pedoni rischiamo la vita perché le zone a loro riservate sono occupate dai veicoli. Le vie sono strette. Chi le percorre crede di essere sulle suburbane statunitensi, larghe come piazza Duca d'Aosta, abbonda in velocità e ci vuole un niente ad investire un passante. La polizia locale? "Lasciamo perdere - s' infervora un residente di via Carlo Tenca -. Quella angaria i cittadini italiani e chiude tutti i sensi verso le infrazioni degli extracomunitari. A volte assisto a delle autentiche dispute tra i ghisa e gli incivili. Bene, a ritirarsi sono sempre i tutori dell'ordine, spesso minacciati. Siamo all'anarchia pura, al bordello legalizzato". E quella di Stato ? "Alcune notti appare per qualche minuto, osserva, allarga le braccia e si allontana. Ma dove siamo?". Siamo nello slum meneghino. Senza speranza con le leggi e i giudici attuali. Rassegnarsi? Convivere? " Una soluzione ci sarebbe - sorride, sarcastico Dario: lui abita in via Boscovich: "Cambiare zona ; meglio, espatriare. Questa Italia mi fa schifo. Cominciando dai politici...".

Seguono insulti a raffica, incorniciati da espressioni triviali che il cronista evita di registrare per amor di lingua (e di decenza). Il quadrilatero della stazione Centrale di Milano rivaleggia col Bronx? In un incontro-scontro non so chi vincerebbe la coppa del degrado e dell'invivibilità.

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