L'importanza dei soggetti

importanzasoggettiNel raccontare qualcosa seguiamo, anche se involontariamente, una scaletta ben precisa: in linea generale non partiamo dalla fine, se non per fattori di suspance o di gioco retorico, e specifichiamo subito di chi o di che cosa si parla. Chiarendo subito di chi si parla - il soggetto del nostro racconto - condizioniamo l’attenzione del nostro interlocutore .

Se, parlando con un amico, lui mi raccontasse del calciatore “x” che fallisce un goal nella partita “x”, la mia attenzione ne risulterebbe inevitabilmente ridotta; mi conquisterebbe di più il racconto di un video di un gatto. Questo perché mi piacciono i gatti e non mi interessa il calcio.

Nella nostra mente abbiamo una selezione di “cose che ci interessano”: sappiamo che cosa possa e cosa non possa attirare la nostra attenzione e sulla base di questa selezione indirizziamo le nostre scelte.
Pensate ad una qualsiasi libreria e a tutte le sue sezioni: narrativa, storia, religione e così via. Se non ci fermiamo ad ogni singola sezione e ad ogni singolo libro è per quella selezione dei soggetti, delle cose che ci interessano, che involontariamente agisce nella nostra mente e sulla nostra scelta.

Sono sempre stata scettica, per esempio, riguardo coloro che in una mostra d’arte si fermassero a contemplare ogni singola tela, abbozzo, scultura, dimostrandosi interessati a tutto, allo stesso modo, con la stessa intensità. La verità è che quando si è ad una mostra, alcune delle cose esposte finiscono per non essere neanche notate; o almeno non contemplate con commozione – queste cose non sono ovviamente sempre le stesse per tutti, precisamente per quella selezione di cui parlavo.

Un grande esempio di “selezione di interessi” lo troviamo tra i dieci quadri più cari venduti nel 2015: sei su dieci hanno come soggetto la figura femminile. Sto parlando de “Les femmes d’Alger (Version ‘O’)” , “La Gommeuse”, “Buste de femme (Femme à la résille)di Picasso, “Nu couché” di Modigliani, “Nurse” di Lichtenstein e “Benefits Supervisor” di Lucian Freud: i prezzi vanno da un massimo di 179 milioni di dollari – Les femmes d’Alger – a un minimo di 56 milioni di dollari – Benefits Supervisor-.

Le figura femminile, pur diversamente interpretata da questi artisti, è la protagonista. E’ il soggetto che ci interessa e quello che ha evidentemente interessato i più ricchi collezionisti.
Il bilancio mi ha incuriosita sin da subito: perché la donna? E non un paesaggio, arte astratta, una scultura. Che cosa ha in più questo soggetto? Immediato è il fascino della forma femminile che si rivela in numerosissime sfaccettature.

Picasso con “Les femmes d’Alger” esalta la forma femminile con rigorosa geometria. Lo sguardo è sul corpo nudo della donna e sull’insistenza nella rappresentazione dei seni: è clima sensuale e provocante.

Nel nudo di Modigliani il corpo della donna si concede completamente allo sguardo dello spettatore: non c’è vergogna, nemmeno spudoratezza. E’ erotismo finissimo senza veli e senza censura.

Freud è lontano dalla rappresentazione del corpo della donna fine e sensuale. La sua donna è pesante, è carne. Non è interessata allo sguardo di nessuno, non vuole attrarre nessuno: poco signorile, a tratti grossolano ma intensamente reale. Il suo nudo ed il suo corpo sono minuziosamente rappresentati: l’attenzione è tutta sulla forma, non ci sono finzioni.

Con Lichtenstein non vi è un nudo, ma un primo piano. La sensualità della donna non viene giocata col nudo ma con l’espressività del volto: le sopracciglia aggrottate, le labbra carnose semi-aperte, le mani elegantemente affiancate al volto, gli attenti occhi di ghiaccio. Ci preoccupano i suoi pensieri, vorremmo sapere cosa sta guardando, di cosa si sta occupando.

La diversità della figura femminile contribuisce al suo successo come soggetto tra i più amati: ora nudo e grossolano, ora  nudo e sensuale. Nell’arte apprezzare un soggetto non vuole dire legarsi unicamente a quello: vuol dire piuttosto partire da quello per poterne scoprire in esso nuove sfaccettature e nuove allusioni, arrivando poi a scoprire i suoi rapporti con le altre cose, con gli altri soggetti ad esso legati.

Così come nella nostra mente apprezzare un soggetto non vuol dire esaurire il nostro interesse in quello, ma da quel soggetto, che ci appassiona,  dare potenzialmente inizio a nuovi interessi e attrazioni.
In questo senso il soggetto è importante, nell’arte come nella nostra vita.

Credo che se tra i quadri più venduti dello scorso anno sia ritratta una donna ciò avvenga grazie alla molteplicità di caratteristiche e di impronte che le possono essere attribuite, per la complessità e al tempo stesso facilità della sua rappresentazione. Accanto a questa tendenza di “donna-soggetto” corre la tendenza di un altro protagonista: l’arte del Novecento, a testimonianza del fatto che un soggetto si leghi e abbia rapporti con altri soggetti, ambienti, temi, persone. Il novecento e la nostra contemporaneità sono più che mai epoche di grandi diversità e contraddizioni che, ad un livello più generico, possiamo ritrovare nella grande diversità della rappresentazione della donna nell'arte.

Il 2015 è stato quindi l’anno della donna come soggetto rappresentato, dell’arte del Novecento come sfondo, di Picasso come artista. Sono questi i soggetti che possono precocemente riassumere l’andamento dell’arte e del suo mercato. 

Illustrazione : Stephan Schmitz

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