Joe Jackson a Milano

joe jackson milanoSi è conclusa al Teatro dal Verme di Milano, la tournée italiana di Joe Jackson. Quattro tappe tra Mestre, Bologna, Roma per chiudere nel capoluogo lombardo. Un atteso ritorno  dopo l'ultima volta datata ormai 2012.

Joe Jackson

Un ritorno in grande stile per questo genio musicale poliedrico, anticonformista e raffinato. Un musicista che vanta ben cinque nomination al Grammy Award tra il 1979 e il 2001.

Non c'è stile musicale che non abbia toccato, esaminato e riprodotto con la sua classe, senza mai cadere nel banale, anzi  mantenendo sempre standard di qualità elevatissimi, conservando la propria identità.

L'esibizione a Milano

Una serata da “tutto esaurito”, nel centrale ed elegante teatro milanese, in cui si sono mischiati i giovani appassionati dell'ultima ora, ai fans di vecchia data, ora un  po’ brizzolati, che lo avevano conosciuto ai tempi della new wave agli inizi degli anni 80'. 

Un concerto in cui il sessantunenne artista britannico, ha spaziato  in lungo e in largo per la sua vastissima e multiforme produzione quarantennale. I pezzi classici del suo repertorio, soprattutto quelli di inizio carriera, sono stati ripresentati in una nuova veste, destrutturandoli, ricreandoli e adattandoli alle esibizioni nei teatri. In un proseguo senza soluzione di continuità che è andato ad all'allacciarsi con i lavori del suo ultimo album “Fast forward”, che lo ha riportato ai suoni raffinati e alle contaminazioni dei suoi dischi degli anni 80', “Night and day” e “Body and soul” su tutti. 

La serata milanese si apre con 10 minuti di ritardo sull'orario previsto. Il teatro si fa buio e sul palco c'è solo una luce blù che dall'alto illumina il piano, dopo poco dalle quinte appare Joe Jackson che prende posto allo strumento e propone subito uno dei suoi classici: “It's different for girls” dal secondo album “I'm the man”. Quella che era delicata ed ironica pop-song diventa un'intensa ballata per piano. E da qui per venti minuti buoni il nostro, si propone in un “one-man-show” lui e il piano, con una cover di un brano di Joni Mitchell, “Big yellow taxi”, in chiave blueseggiante. La prima parte del concerto con Jackson al piano si chiude con la title-track del nuovo disco “Fast and forward”. 

Poi alla spicciolata entra sul palco il resto della band, per primo il fido bassista Graham Maby per una duetto piano e basso sulle note di “Is she really going out with him?” che regala nuove sonorità e nuovi approdi al pezzo. Poi è la volta del batterista Doug Well e del chitarrista Teddy Kumpel per “Real Man”.

Al posto del Joe Jackson saltellante, intenso, d’inizio carriera, ora c'è un consumato crooner internazionale che intrattiene il pubblico con scambi di battute in puro “stile british” qua e la, autodefinendosi “una cover band”, come estraendo a sorte dal cilindro il brano da eseguire oppure invocare al posto del tè un Martini. Con la band al completo sul palco ci si aspetta da un momento all'altro l'esplosione di suoni e ritmo dei primi album, ma la serata è incanalata in maniera diversa. Un concerto per gli amanti della musica di qualità con classe e intelligenza, dove le melodie degli inizi sono state destrutturate, scomposte dando spazio a nuove visioni musicali che soddisfino le esigenze musicali degli anni 2000 e quelle dei fans più datati. E l'esperimento riesce. Anche per la presenza del batterista Doug Well, asciutto ed essenziale che è andato fondendosi con il basso di Maby, nel non facile compito di legare il materiale più vecchio con quello nuovo. Un lavoro che esce alla perfezione in un brano composito come “Another world”.

Arriva poi una cover-omaggio a David Bowie, con “Scary monsters”, riproposta sul sound e stile di Joe Jackson. Non a caso il pezzo seguente è “Sunday papers” dal primo album. Ci si aspetta nuovamente l'esplosione ma Joe e band ci fanno ricordare subito che siamo a teatro e il sound deve essere quello di un elegante e raffinato rock-blues-jazz.

L'ultima canzone è “Steppin out”, rivisitata più che mai. Quello che ne cava fuori, non è più quell’hit-mondiale, romantica, sognante e trascinante con quel ritmo incalzante, picchiettante e martellante, ma è una ballata suadente. Che lascia spiazzati, ma acquista nuovo fascino per intensità e delicatezza. 

Dopo un paio di minuti di pausa è il momento dei bis. Si parte con “See no evil” dei Television, gruppo iconico della new-wave; brano incluso in “Fast forward”. Poi sullo stesso ritmo è la volta di “One more time”, due pezzi fast in cui la batteria è in bella evidenza.

Quindi la chiusura con “A slow song”, in cui i membri della band escono uno a uno, lasciando Jackson da solo, ancora una volta “one-man-show” per un finale elegante, intenso e struggente. Anche se molti vorrebbero che tornasse sul palco per regalare “I'm the Man”, possibilmente da ballare e cantare a squarciagola.

La scaletta

It's Different For Girls
Home Town
Take It Like a Man
Be My Number Two
Big Yellow Taxi (cover Joni Mitchell)
Fast Forward
Is She Really Going Out With Him?
Real Men
You Can't Get What You Want
A Little Smile
Kings of the City
Poor Thing
Another World
The Blue Time
Scary Monsters (omaggio a David Bowie)
Sunday Papers
Keep On Dreaming
Ode to Joy
Steppin' Out
Bis
See No Evil (cover Television)
One more time
A Slow Song
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