Amazon, l'arte, il web

jeanjullienLa prossima volta che farete zapping sul web vi potrebbe capitare di acquistare una statua da giardino da 1.500,00 euro, su Amazon. Non che sia una novità quella di spendere una montagna di soldi online, ma forse spenderli per acquistare opere d’arte, sì. Opere d’arte si fa per dire.

Partiamo dal fatto: Amazon annuncia lo scorso 8 marzo di ampliare la sezione “Made in Italy”: ad arredamento, scarpe, oreficeria ed altro viene aggiunto “arte”.
Se siete sul sito di Amazon ed aprite la pagina dedicata alle categorie, arrivate velocemente alla sezione dedicata all’arte del Made in Italy. La vetrina artistica presenta ulteriori sottocategorie tra cui poter scegliere: arredamento, decorazioni per interni – in cui sono compresi la maggior parte dei prodotti - , hobby creativi, stoviglie. Tutto ciò sotto la macro-categoria di “Casa e Cucina”.
Le città italiane di origine sono diverse: Biella, Firenze, Lecce, Livorno, Messina, Milano, Pistoia, Tarquinia e Parma.  I venditori per ora sono diciassette e le proposte vanno da statue a dipinti ad olio, da stampe a baffi finti realizzati interamente a mano o nasi di maiale in lattice – di ottima fattura. Pare dallo schermo. Ma se si tratta di barba finta, non penso si possa parlare di arte, nonostante siano fatti ad arte.

Amazon darebbe così la possibilità agli artisti di iscriversi su una piattaforma online e vendere le loro opere.

Le perplessità sono tante.
Va considerato che Amazon non è la prima piattaforma online che si propone di vendere pezzi artistici – c’è già Ebay che ha dedicato una sezione ad “arte ed antiquariato”, e che ha inoltre inaugurato una collaborazione con Sotheby’s, una delle case d’aste più famose al mondo.

Più che vendita di opere d’arte, si tratta piuttosto di vendita di pezzi artistici, di mirabile fattura, realizzati da ottimi artigiani e interamente fatti in Italia.
Difficilmente, almeno per ora, l’iniziativa può influenzare in maniera negativa il mercato dell’arte, quello delle vere opere, certificate, a cui i collezionisti più famosi ed interessati fanno riferimento.
Ciò che Amazon sta proponendo è un modo per abbellire la propria casa, proprio come suggerisce la sottocategoria “decorazioni per interni”.
Ciò rende questo episodio certamente degno di attenzione ma non di scandalo e scalpore.
Questo evento mi ha fatto pensare però a qualcosa di altro: l’arte online. Non parlo di vendite su megastore online, piuttosto dell’esperienza artistica che internet può permettere di vivere.
Diversi musei hanno inaugurato nei loro web-site una sezione dedicata alla visualizzazione di una parte delle loro collezioni online. Come se visualizzare un quadro online potesse in qualche modo sostituire l'esperienza di vedere un quadro a pochi centimetri dal nostro sguardo. "Guardare un quadro su internet è sicuramente un magro surrogato all'esperienza di camminare in un museo e trovarsi improvvisamente di fronte un quadro di Rothko di oltre due metri. [..] Se queste previsioni ottimistiche si realizzeranno, potrebbe non essere molto importante dove si trovi effettivamente l'opera d'arte"

Lo dice Christopher Groskopf in un brillante
articolo tradotto per l’Internazionale che oltre ad analizzare il fenomeno dei musei che digitalizzano alcune delle opere delle loro collezioni online, si sofferma sul ruolo che rivestono i musei e sulla loro funzione, attraverso una ricerca sui depositi e sulle opere d’arte nascoste al pubblico che hanno residenza in alcuni dei musei più importanti al mondo.

Se l’esperienza artistica intesa sia come visitatore che vuole vedere un quadro o sia come compratore che vuole acquistare un’opera si evolve in questo senso più digitale viene da chiedersi come cambierà il rapporto che ciascuno di noi ha con l’arte.

Non che Amazon o eBay stiano, per ora, rivoluzionando i comportamenti dei più, ma è certamente un buon inizio che può condurre all’esperienza virtuale anche dell’arte all’insegna della comodità: pochi click, connessione wi- fi veloce e ho fatto un giro in un museo.

Sto volutamente esagerando. E’ come dire che d’estate, al posto di partire per il mare, guardo le immagini su google.

Ma non è utopia, o non lo sarà, quella di poter vivere qualsiasi tipo di esperienza connessi e tramite uno schermo.


Illustrazione: Jean Jullien

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