Parisi come Giuliani? Purtroppo un'utopia

stefano parisi candidato sindaco milano2016Stefano  Parisi, candidato sindaco per  i moderati a palazzo Marino, ha una fissa: imitare Giuliani nel gestire la sicurezza meneghina.

Ma  è possibile o sono  troppe  le differenze tra Milano e New York? 
Lo chiediamo a Giuseppe  P., che per ventanni è stato ospite nella Grande Mela in qualità di corrispondente di un importante istituto di credito meneghino.

-  Lei  ha abitato  a  New  York  dal.....
"...1990 al 2009".         

- Dunque ha potuto vivere gli interi due mandati di  Giuliani.
"Esatto, perché Rudolph lo sceriffo, come veniva chiamato da sostenitori ed avversari, è  stato eletto nel 1993, per esser confermato quattro anni dopo".

-  Come  si  viveva nella  Grande Mela quando Giuliani si insediò in municipio?
"Con la paura incorporata. Il sindaco uscente, un democratico progressista, afro-americano, David  Dinkins,,  che - dobbiamo  rimarcarlo - aveva sconfitto  il cocco di Reagan  nel  1989 - era  una brava persona  ma  sprovvisto di polso.  Preciso, poi, che sotto la sua gestione, la  città di New York rischiò la bancarotta. Per tentar di salvare il salvabile, inasprì le tasse.  Con il risultato di mandar in fumo 300.000 posti di lavoro".

-  E' vero che  allora  si  passeggiava  con due dollari in tasca  per  tutelarsi in caso di rapina?
"Verissimo.  Ma ciò non salvava il malcapitato dalla violenza dei rapinatori,  spesso drogati in cerca di soldi per acquistare la loro dose quotidiana ".

-  Giuliani ci mise una pezza?
"Riconfezionò l'abito, per stare in tema sartoriale.  Sparpagliò più agenti possibile sopra tutto nelle zone degradate e diede loro un ordine preciso, che divenne in seguito il suo cavallo di battaglia:  tolleranza zero."

-  Che significava,  in concreto?
"Contrastare ogni illegalità. Anche la minore. Nella convinzione che l'humus per il degrado fermenta laddove impera l'illecito in ogni sua forma".

-  Ebbe successo?
"Abbastanza. Ma non per il sistema di telecamere intelligenti come Parisi vuol far credere".

-  E  per cosa, allora?
"Per  la presenza costante e decisa di migliaia di agenti sulle strade che sapevano di aver una 'missione'  ed  erano tutelati dal loro mandante in tutto".

- Già, il sindaco, negli U.S.A.  è anche il capo della polizia cittadina, da non confondere con  la  polizia  locale  d'italiana  istituzione.
"Appunto. Hai voglia di rimarcare che gli ex vigili urbani hanno anche il compito di garantire la sicurezza dei loro concittadini. Non sono preparati".

-  Perciò  Milano come  New York è una  bufala?
"Detta volgarmente, si.  Capisco la  voglia di Parisi di emulare il grande Rudolph; però non ha gli strumenti per farlo. Con tutta la buona volontà possibile".

-  Rimarremo  perciò ostaggi  dei lavavetri agli incroci, dei rom  fuori dei centri commerciali e  sui mezzi pubblici, dei  teppisti, imperanti  in ogni angolo delle periferie?
"Sarò  franco. Meglio sgombrare il campo dalle illusioni. Qualcosa, in questi ambiti, la polizia   locale, può  fare. Ma senza il sostegno della magistratura tutto l'impegno va a farsi friggere. Se denuncio per la centesima volta il rom di turno e costui delinque  comunque, senza nemmeno un giorno dietro le sbarre, a cosa serve la deterrenza?".

-  A  scoraggiare  gli agenti in prima linea.
"Giluliani  potè  metter un freno ai  banditi  con l'appoggio  dei procuratori.  Del resto, lui proveniva dalle loro fila, e  sapeva bene come convincerli".

- Non c'è speranza, dunque?
"Poca.  Certo che con Sala la situazione diventerebbe tragica. Fedeli al detto: al peggio non c'è mai  limite".

-  Una  curiosità.  Ha mai visitato (sic) i quartieri ghetto di New York?
"Tutti".

- Il più pericoloso?
"A pari demerito, mi consenta: il sud Bronx, lo spanich Harlem e una parte del Queens".

-  Brooklyn è ancora il quartiere degli italiani ?
"No.  Al  loro posto  sono  subentrati i cinesi".

E' l'effetto della globalizzazione, bellezza, direbbe un  cinico  politico di casa nostra.  Caro Parisi, ne tenga conto.  Anche  Milano ha la sua Cina nel quadrilatero di via  Paolo Sarpi. Ove nessuno  muore  e  il censimento è un' utopia.

Gaetano  Tirloni

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