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Fuorisalone 2016: Università degli Studi di Milano

fuorisalone stataleTorna dopo un anno di trepida attesa il Salone Internazionale del Mobile e di conseguenza la serie di eventi più attesa e amata dal popolo milanese: il Fuorisalone.

Anche questa volta non potevano mancare le installazioni bizzarre e originali, ospitate dai chiostri dell’Università degli Studi di Milano.

Per la diciannovesima edizione, il magazine Interni, ideatore della mostra, ha scelto come tema Open Borders. L’obiettivo è quello di far vedere come l’architettura spesso sfoci in altri ambiti, come appunto varchi i suoi confini fondendosi con altri settori, come quello della tecnologia, dell’ecosostenibilità ma anche del cinema e della fotografia.

Non appena si varca l’ingresso, si rimane subito colpiti e affascinati: sul prato principale e più grande dell’ateneo, sorge una torre altissima, un cilindro colorato su cui vengono mostrati disegni, scritte, frasi inserite sul maxi schermo dagli avventori della mostra. Infatti, chiunque potrà esporre la propria opera sulla creazione del russo Sergei Tchoban, basta tracciare la propria realizzazione su una piccola lavagna elettronica, questa passerà il messaggio sul led della torre, in modo che tutti possano ammirare il capolavoro.

Dalla balconata della galleria di fronte all’entrata maggiore, piovono nastri dalle sfumature scarlatte, ricreando l’effetto di una tenda o di una pergola. L’idea è di Yansong, artista cinese, che usa questo stratagemma per svecchiare e modernizzare gli edifici quattrocenteschi dell’Università Statale.

Tra le altre installazioni vi sono quelle di Massimo Iosa e del binomio Parisotto-Formenton. Il primo espone IN/OUT una struttura realizzata in ceramica, in cui viene posta l’attenzione tra il dentro e il fuori, tra l’individuo e la collettività. La seconda opera, invece, è una citazione del film “La notte di Antonioni. L’intento è quello di ricreare i luoghi in cui Marcello Mastroianni e Monica Vitti, gli attori protagonisti del lungometraggio, hanno recitato.

L’architetto Stefano Boeri, ideatore del celebre “Bosco verticale” in zona Isola, porta nei chiostri della Statale una Radura delimitata da una fila di colonne di legno. L’effetto che l’artista vuole ottenere è quello di fornire ai visitatori un luogo privato, ma condiviso con la collettività. Di sera, la struttura acquista colori cangianti e luci dai toni più disparati per donare un effetto strabiliante.

Il cortile del Settecento invece accoglie l’opera di Marco Ferreri: la Casetta del Viandante. Il proposito dell’artista è quello di omaggiare il contatto con la natura, che l’uomo moderno ha riscoperto nei viaggi a piedi, nei pellegrinaggi che nell’ultima decade sono tornati molto attuali. Le piccole case vogliono ricordare gli ostelli in cui alloggiano gli ospiti in transito. Ogni struttura però è dotata di dispositivi che sfruttano le energie rinnovabili, in modo da essere autonome ed ecosostenibili.

Carlo Ratti invece sperimenta l’utilizzo di nanotecnologie con il proposito di ridurre sensibilmente la temperatura delle città, mentre Patricia Urquiola espone Cleaf, nella hall dell’Aula Magna dell’Ateneo.
L’opera consiste nella sovrapposizione di diversi pannelli realizzati con materiali di diverso tipo, che vanno a formare paesaggi imprevedibili. Il proposito è quello di far provare all’avventore un’esperienza unica e indescrivibile, ma anche quello di mostrare al pubblico materie nuove e diverse, proprio per valorizzarne l’unicità e l’artificialità.

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