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Referendum Trivelle: intervista ad un fautore del NO

referendum trivelleDomenica 17 aprile un ennesimo referendum  si abbatterà sugli elettori.  In attesa, si sprecano gli slogans e i pre-concetti.

Il vostro cronista Gaetano, da sempre controcorrente (tanto per essere in tema: qui parliamo di mare), per un'informazione ragionata incontra l'ingegnere Paolo B., specialista in materia e fautore del NO.

- Lo chiamano il referendum delle trivelle.
"Sbagliando. Si dovrebbe parlare  di gas e di concessioni".

-  Perché?
"Si tratta di  piattaforme  che nell'ottanta per cento dei casi estraggono  metano. Energia pulita, dunque. La maggioranza di esse si trova al largo di Ravenna".

- Se vincessero i  SI  che succederebbe?
"Alla scadenza delle concessioni  gli impianti dovrebbero chiudere. Anche se i giacimenti fossero ancora vivi".

- Ma c'è pericolo di inquinamento. Gli ambientalisti parlano di possibile disastro ecologico.
"Le installazioni  sono  sottoposte  a continui controlli. E non è mai successo nulla  di rilevante finora. Ipotizzare sciagure è puro terrorismo ideologico".

- Chi ha chiesto il referendum?  Due milioni di cittadini?
"Qui viene il bello. Anzi, il tragico.  L'han preteso dieci regioni:  Abruzzo (poi ritiratasi), Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Liguria e  Veneto".

- Qualcosa non quadra. Manca l'Emilia Romagna, nel cui territorio operano la  maggioranza  degli apparati.......                                                          "....  e per  compenso troviamo  la  Puglia, il cui  governatore è uno dei più sfegatati  sostenitori del Si,  sebbene nel suo mare non c'è nemmeno  una piattaforma entro le  12 miglia ".

- Diatribe  di  partito, sussurrano  i ben informati.  Emiliano vuol prendere il posto di Renzi.
"Sarebbe  la prova dell' ennesimo gioco sporco portato avanti per questioni personali ".

- Torniamo  al referendum. Il  quesito riguarda  solo le piattaforme  estrattive entro le dodici miglia dalla costa, giusto ?
"Si, 21 impianti in tutto. Alcune operano da 40 anni.  In  perfetta coesistenza  con  la  preservazione del paesaggio e col turismo.  Vuole un dato, lampante. Sulle piattaforme di Marina di Ravenna, sotto  il pelo dell' acqua, si coltivano cozze  di prima qualità ".

- Fra l'altro, chiudendo gli impianti, dovremmo importare gas e petrolio, inquinando con le navi petroliere e gasiere.
"Esatto. E poi  perderebbero il  lavoro, tra impiegati direttamente e nell' indotto,  21 mila persone. L' ennesima tegola in questa crisi economica infinita ".

- Curiosa la pattuglia dei sanculotti del Si. In essa  troviamo anche Rocco Siffredi. Capirà di  porno, ma di piattaforme.........
"L'ignoranza, purtroppo, va a braccetto  con  l'arroganza. E tutti dicono la loro. Fuor che gli esperti : i geologi, gli ingegneri, i geometri......

Domenica, l'ingegnere andrà al mare a godersi il sole e le acque  limpide della Romagna.  E gusterà le cozze da piattaforma, forse. Assai gustose e che vanno di traverso  solo agli ultras dell'ecologismo.

Gaetano Tirloni

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