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Pale Blue Dot in scena a Teatro Libero fino al 20 maggio

pale blueUn pallido pallino blu. Così appare il pianeta terra dall'ultima foto che la sonda Voyager 1 gli ha scattato dai confini del sistema solare. 

Voyager 1 sonda spaziale capolavoro della tecnologia, spedita nello spazio da Cape Canaveral il 5 settembre del 1977 e ancora attiva attualmente grazie alla sua batteria nucleare che ancora per qualche anno la manterrà in vita. Andrea Brunello della compagnia Arditodesìo in scena a Teatro Libero in questi giorni, parte proprio da qui. Dalla storia del «viaggiatore» stellare, che sparato migliaia di miglia lontano dal mondo aiuta a vederlo e a veder-ci da una diversa prospettiva, perché la terra, quando la guardi dallo spazio ti fa sentire un niente, minuscola particella di un immenso universo.

Attraverso un monologo molto ben strutturato, portato in scena in quello che appare come uno studio di registrazione improvvisato dentro il laboratorio di uno scienziato, Brunello comunica una semplice e del tutto incontestabile verità: la terra è in pericolo.

La cappa di CO2 che l'avvolge si fa sempre più spessa Il cambiamento climatico, ormai un dato di fatto, si porta dietro l'innalzamento della temperatura terrestre con tutti i problemi che ne conseguono e che, nel giro di un centinaio d'anni, se non verranno prese le adeguate contromisure renderà il nostro pianeta del tutto simile a Venere, troppo caldo, soffocante e inospitale per permettere la vita.

Il grido d'allarme è un messaggio che Mike, il figlio dello scienziato che ha progettato la Voyager1, vorrebbe affidare alla sonda, come un biglietto in una bottiglia abbandonato al mare dell'universo. Un messaggio pieno di rabbia per l'indifferenza degli uomini alle sorti della «madre» terra, ma anche foriero di speranza per le nuove generazioni. Il disastro si può evitare con il suono di una parola: cambiamento. Dell'economia, degli stili  di vita, della società. Con più solidarietà e meno competizione. Rallentando invece di velocizzare. Prendendosi il tempo per godere la bellezza del creato senza esaurirsi nel volerne prosciugare le risorse. 

Mike lo dice chiaramente: non si tratta di «comunismo» anche se forse potrebbe sembrarlo, ma di semplice buon senso.

Lo spettacolo è bello. Traduce l'importanza e l'urgenza del tema ambientale attraverso una storia non priva di ritmo ed episodi divertenti, dalle vicissitudini familiari dello scienziato, alla folle sfida del miliardario che vorrebbe inventare una macchina per aspirare la CO2, al vinile con le musiche di Bach e Chuck Berry infilato nella Voyager1 allo scopo di raccontare la cultura umana all'universo.

Questo il contenuto fondamentale di «Pale Blue Dot» che attinge alle riflessioni di gran parte della comunità scientifica contemporanea i cui rappresentanti appaiono vieppiù disperati e depressi di fronte all'indifferenza di chi detiene il potere, rispetto alla catastrofe imminente.

Un altro accorato richiamo all'azione, insomma. Ma perché gli uomini non fanno nulla? Il problema è che da anni ormai, abbiamo smesso di pensare in prospettiva. Il futuro si è accorciato e con esso la sua percezione. Forse allora, la soluzione sta dentro una provocazione: chi se ne frega del futuro? Più giustizia sociale, un maggior rispetto della natura e un uso più accorto delle risorse del pianeta, servono soprattutto a farci star meglio adesso, subito, ora. È pensando a un oggi più bello che avremo un domani migliore.

Teatro Libero,
Via Savona 10, Milano

dal 10 al 20 maggio 2016
lunedì-sabato ore 21.00 

domenica ore 16.00

BIGLIETTI 
intero € 21,00
under 26/over 60 € 15,00 
studenti universitari (con tesserino) € 10,00 

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