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Il milanese Giovanni Sabatini premiato al Michetti 2016

museo palazzo san domenicoSabato 23 luglio presso il Museo di Palazzo San Domenico in Francavilla al mare (CH) si è tenuta la 66ª edizione del Premio Michetti, il concorso artistico più antico e importante d’Italia. I vincitori ex aequo sono l’artista americana Sonya Clark, la cilena Lorena Pedemonte Tarodo e il milanese Giovanni Sabatini.

Il Premio Michetti è stato istituito nel 1947 in onore del pittore Francesco Paolo Michetti (1851-1929) e nel corso degli anni vi hanno partecipato artisti del calibro di Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova, Paolini, Schifano, Pomodoro, mentre fra i più recenti curatori compaiono Achille Bonito Oliva, Vittorio Sgarbi, Renato Barilli, Philippe Daverio. Quest’anno la mostra, giunta alla 66ª edizione, è curata da Luciano Caramel, con la collaborazione di Kevin McManus, Paolo Bolpagni, Elena Di Raddo, Emma Zanella e Annamaria D’Ambrosio. Fin dalla sua istituzione il Premio si è posto l’obiettivo di riflettere fedelmente sulle tendenze più attuali dell’arte contemporanea, tentando di coniugare le spinte moderniste con i linguaggi della tradizione pittorica. Il tema scelto per questa edizione riguarda il rapporto interdisciplinare fra arte e scienza, a partire dalle ricerche artistiche di Lucio Fontana degli anni Sessanta e dalle teorie della fisica contemporanea. Il titolo è “Oltre, nel cosmo, nell’incognito degli universi e dello spaziotempo della contemporaneità” e lo spunto di partenza è l’affermazione del fisico Carlo Rovelli secondo cui “la scienza prima di essere esperimenti e misure è innanzitutto visione” (Sette brevi lezioni di fisica).

Gli artisti invitati a partecipare al prestigioso Premio sono: Francesco Arecco, gruppo ARIS (Martino Martinotta, Ferdinando Cinini, Riccardo Simoni), Renato Calaj, Domenico Carella, Enrico Cazzaniga, Sonya Clark, Francesco De Prezzo, Bruno Di Bello, Nicola Evangelisti, Raul Gabriel, Cesare Galluzzo, Albano Morandi, Marica Moro, Giancarlo Norese, Mattia Novello, Giovanni Padovese, Piero Paladini, Lorena Pedemonte Tarodo, Francesco Pedrini, Alice Pedroletti, Gian Paolo Roffi, Alessandro Rosa, Giovanni Sabatini, Valdi Spagnulo, Dora Tass e August Muth, Alessandro Traina, Davide Tranchina, Maria Wasilewska.

giovanni sabatini

Uno dei tre vincitori, unico italiano, è una vecchia conoscenza del panorama artistico lombardo, il milanese Giovanni Sabatini, che si è formato e ha insegnato a Brera ed è attivo sulla scena internazionale dagli anni Settanta, dedicandosi alla pittura, ma anche ai problemi della percezione visiva, al teatro, al video e al cinema. Le altre due vincitrici provengono addirittura da oltre oceano. L’artista americana di origine afro-caraibica Sonya Clark è una delle maggiori rappresentanti della Fiber Art, corrente artistica che si avvale dell’uso di una varietà di tecniche e materiali tessili (quali capelli umani e pettini) per avvicinare tematiche quali razza, cultura e storia. I temi principali dell’artista cilena Lorena Pedemonte Tarodo sono invece le folle, che si fondono nella trama della città, e i labirinti, basati su ingrandimenti dell’impronta digitale.

Com’è possibile notare, gli artisti invitati provengono da generazioni e da formazioni profondamente differenti. Tra i giovani emergenti, che hanno saputo maturare una consapevole ricerca pittorica e scultorea, spuntano i bresciani Renato Calaj e Francesco De Prezzo. Calaj effettua una ricerca pittorica sul concetto di confine e sul suo oltrepassamento, configurando e ridefinendo il genere "street art" all'interno di uno spazio ridimensionato. De Prezzo ha presentato una delle opere della serie pittorica “Null”, inaugurata nel 2014, dove il dato reale (oggetti semplici, ritratti a olio con colori neutri) viene annullato da rapide campiture bianche date a rullo, che sottraggono le forme allo spazio di rappresentazione, lasciando scorgere solo alcuni frammenti; tale operazione genera uno stato di tensione fra realtà presente e assente, fra spazio esposto e nascosto, fra tempo per dipingere e tempo per coprire, tempo di creazione e tempo di fruizione. Il milanese Cesare Galluzzo (classe 1987), già vincitore del Premio Nocivelli 2012 nella sezione Under25, ha spesso lavorato su opere site specifics che, attraverso l’utilizzo di fili, abbozzano architetture e costruiscono percorsi e relazioni fra spazio espositivo e spettatori.

Gli altri artisti invitati sono invece vecchie conoscenze del panorama artistico italiano e internazionale. Alcuni percorsi sono particolarmente interessanti rispetto alla tematica proposta dalla Fondazione. Il duo artistico Dora August/Dora Tass (It) e August Muth (Usa), ad esempio, si serve della tecnica olografica, un medium ottico di registrazione della luce dove il fotone diventa nuovo strumento e materia di espressione: la luce laser impiegata genera il fenomeno dell’interferenza, fenomeno che esiste già in natura, pensiamo all’arcobaleno o ai colori delle pietre opali. Le ricerche della polacca Maria Wasilewska dialogano esplicitamente con alcune nozioni della fisica teorica; le sue opere mettono in crisi le teorie del controllo e il d’invarianza di un sistema attraverso un’installazione audiovisiva dove lo spettatore non ha solo un ruolo attivo, ma addirittura costitutivo dell’operazione artistica, in quanto, attraverso la sua attività e il suo movimento mette in moto l’installazione e la percezione sensoriale. Il napoletano Bruno Di Bello, che è attivo nel milanese dagli anni Settanta e ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, ha indagato il punto d’intersezione fra razionalità scientifica e meraviglia estetica attraverso riferimenti alla geometria dei frattalipremio michetti2016Fra i bresciani spiccano i nomi di Albano Morandi e del Gruppo ARIS, che fra gli anni Novanta e Duemila hanno partecipato ad alcune edizioni della Quadriennale di Roma. Morandi, docente all’Accademia di Belle Arti di Brescia, ha un percorso eterogeneo, che dialoga con linguaggi artistici diversi (scenografia, musica, letteratura, teatro) per mettere in risalto il “mondo delle cose” trasformandolo e trasfigurandolo attraverso il “mondo delle forme”. Gruppo ARIS è un acronimo che suona lugubremente e festevolmente “Artisti risorti”, a designare la morte (addirittura con Certificato di dichiarazione di morte nel 1995) e resurrezione del trio Martino Martinotta – Ferdinando Cinini - Riccardo Simoni. Attraverso le prime performance degli anni Novanta e il “progetto MITO” degli anni Duemila, gli ARIS hanno indagato il processo di mitizzazione e di costruzione auràtica dell’opera d’arte. Negli ultimi anni si sono impegnati nel “progetto ALIAS”, inaugurato nel 2013 con la performance "Non calpestare le lumache", durante la quale gli Aris hanno liberato nei giardini della Biennale di Venezia tremila lumache siglate dalla firma di “Alias Francesco”. Francesco è il nome fittizio del soggetto Alias, creatura e specchio degli Aris, che pone in gioco la propria identità attraverso alcune performance artistiche. In continuità con questo progetto, l’opera proposta dagli Aris per il Premio Michetti, Indizio a fondo rosso, richiama esplicitamente l’immagine del “buco nero”, la teoria più affascinante della fisica contemporanea, che per gli Aris rappresenta una sorta di  “immagine-limite”, ossia la frontiera negativa e invalicabile da parte della ragione. Grazie a questo concetto gli Aris generano un cortocircuito fra ragione scientifica e immaginazione artistica, le quali non possono più limitarsi a rappresentare e misurare la realtà, che blocca e inibisce la loro azione visionaria, ma devono farsi funzione di surrealtà e irrealtà, aprendosi alla dimensione del mistero e dell’indicibile

Le ricerche di questi artisti hanno quindi il pregio di offrire, con approcci e stili profondamente differenti, una molteplicità di prospettive critiche su un nucleo di questioni comuni, quali il rapporto fra realtà e irrealtà, fra presenza e assenza, fra ragione e immaginazione, giocando con la decostruzione dell’immagine simulacrale, che viene di volta in volta distrutta (Calaj), nascosta (De Prezzo), distorta, trasfigurata (Di Bello, Morandi) o mascherata (ARIS). Si tratta di ricerche sempre in evoluzione, che ci auguriamo possano in futuro essere riproposte anche nel nostro territorio. La mostra presso la Fondazione è visitabile fino al 31 agosto, dal martedì alla domenica dalle ore 18.00 alle 23.00.

PER INFORMAZIONI

LUOGO: Francavilla al Mare (Chieti), Museo di Palazzo San Domenico

TELEFONO: +39 085.4912347

E-MAIL: fondazionemichetti@tiscalinet.it

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