La sfortuna nell'arte

Molte persone credono ancora nella sfortuna: c’è chi non vuole passare sotto una scala e per evitarla preferisce cambiare strada, chi non esce di casa il venerdì 17 … c’è poi chi dice di non crederci, ma tra vedere e non vedere preferisce non correre rischi. Possibile che ci si lasci ancora influenzare da queste credenze? Fortuna significa destino; sfortuna è il destino avverso.
Vediamo come sono state rappresentate nell’arte (non sempre intenzionalmente) delle situazioni o degli oggetti ritenuti portatori di cattiva sorte!

cenacolo

MARTEDì/ VENERDì 13 quale dei due giorni, nell’eventualità vi cada il numero 13, porti sfortuna, dipende dall’area geografica: in Spagna, Grecia e Portogallo si crede sia il martedì, mentre nei Paesi di tradizione anglosassone il venerdì (giorno della morte di Cristo). Due diverse spiegazioni anche per il numero, che tradizionalmente si associa ai partecipanti dell’Ultima Cena (Cristo e i 12 apostoli), per cui per il tredicesimo commensale ci sarebbe (secondo quanto credono i superstiziosi) la sfortuna in agguato. Ma il numero 13 è associato a un celebre evento storico, che ha portato alla fine dell’Ordine dei Templari: venerdì 13 ottobre 1307 il re di Francia Filippo il Bello fece arrestare tutti i Templari di Francia, e l’ordine si estese poi in tutta Europa.

VENERDì 17 perché il venerdì sia considerato un giorno nefasto lo abbiamo appena detto. Il motivo per cui questo numero non è molto simpatico a molti è invece da ricercare in epoche passate … facendo un piccolo gioco con le lettere! In epoca romana si usava scrivere la parola VIXI (ha vissuto) sulle tombe; anagrammando questa parola, spostando cioè le lettere, abbiamo la scritta XVII, che è il numero 17 scritto in caratteri latini.

sallllSALE rovesciare il sale viene comunemente ritenuto un cattivo auspicio. Questo perché il sale è sempre stato una merce rara e preziosa fin dalle epoche più antiche, indispensabile per conservare i cibi deperibili quali carni e pesce; si pensi che il termine salario (salarium) deriva proprio dalla forma di pagamento che in epoca romana veniva dato ad alcune categorie, quali i soldati per esempio, e che veniva tributato in sale.
Sprecarlo avrebbe quindi portato sfortuna, anche se, in caso si fosse rovesciato o fosse caduto di mano, sarebbe bastato gettarne un pizzico dietro le spalle per esorcizzare la cattiva sorte.
Anche Leonardo da Vinci, nell’Ultima Cena in Santa Maria delle Grazie a Milano (1495 – 98), dimostrando un eccezionale gusto narrativo, ha voluto inserire la raffigurazione pittorica di questa credenza popolare. Giuda infatti, che stringe nella mano destra la sacca con i 30 denari, all’annuncio di Cristo che uno dei suoi discepoli lo tradirà, probabilmente sentendosi colto in flagrante, rovescia per errore con il gomito destro la saliera, rovesciandone il contenuto.
Se nell’opera di Leonardo questo dettaglio appare sbiadito, per la deperibilità della particolare tecnica pittorica utilizzata, è possibile osservarlo con maggiore chiarezza nelle fedeli copie di alcuni dei suoi allievi, come quella del Giampietrino, proveniente dalla Certosa di Pavia (1520 ca.) e oggi al Magdalen College di Oxford, quella di Marco d’Oggiono (1520 ca.) al Musee de la Renaissance ad Ecouen, di proprietà del Louvre, e quella attribuita in passato a Cesare da Sesto (1550 ca.) nella chiesa di Sant’Ambrogio a Ponte Capriasca (Canton Ticino).

SPECCHIO perché romperlo avrebbe portato ben 7 anni di sventure? L’origine di questa superstizione è antichissima, ed è basata sulla credenza che ogni superficie riflettente fosse dotata di proprietà magiche, per cui qualunque disturbo arrecato al proprio riflesso poteva significare un pericolo per la propria salute. Si trattava poi di oggetti molto costosi, e anche preziosi, così che a Venezia si applicava addirittura una sanzione pecuniaria per chi ne avesse rotto uno. I 7 anni sono invece legati all’antica Roma, dove si credeva che un ciclo vitale durasse 7 anni, ma potrebbe anche ricordare che ci sarebbero voluti i risparmi di 7 anni per ricomprare quest’oggetto.
Uno degli esempi più celebri di specchio nella storia dell’arte è nell’Autoritratto in uno specchio convesso del Parmigianino (1524), conservato a Vienna.

scala

GATTO NERO non sempre i gatti neri sono stati considerati portatori di cattiva sorte. Nell’antico Egitto erano addirittura venerati, e se ne conservano molte sculture che li raffigurano fieramente. Tutto cambia nel medioevo, quando vengono associati al diavolo, alle streghe e ai sortilegi. Uno dei gatti più conosciuti nella storia dell’arte è sicuramente quello del manifesto de Le Chat Noir (1896), il celebre locale di Montmartre simbolo della Bohème alla fine del XIX secolo. Si tratta di una litografia a colori, realizzata da Thèophile Alexandre Steinlen e conservata oggi al Museo Van Gogh ad Amsterdam.

SCALA Il motivo per cui (secondo gli scaramantici) non si dovrebbe passare sotto una scala, non è per l’eventualità che possa cadere qualcosa addosso … Una scala a pioli poggiata al muro forma con questo e il pavimento un triangolo, una figura geometrica dal forte significato simbolico, che ripete sul piano il simbolismo del numero 3. Molti sono i suoi significati, tra questi quelli di equilibrio e perfezione. Passare sotto la scala vorrebbe dire spezzare questo equilibrio … attirandosi addosso delle sventure.
A proposito di scale vi propongo la Scala a Pioli, un’opera al neon dell’artista bresciano Massimo Uberti.

Questa è solo una rapida carrellata di oggetti e/o situazioni che comunemente sono considerate sfavorevoli … un modo simpatico per sdrammatizzarle, ma soprattutto per ricordare a tutti che fortuna e sfortuna non esistono, e che gli artefici del nostro destino siamo noi.

Rossella

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