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Triennale Game Collection, la nuova applicazione della Triennale di Milano

triennalegame

"Una mostra virtuale di videogiochi creati per la XXI Triennale da autori famosi". Così cita il titolo che introduce la descrizione de Triennale Game Collection, la nuova applicazione promossa e voluta dalla Triennale di Milano in collaborazione con rinomati designer di giochi. Scaricata da oltre cinquemila utenti, il programma si propone di essere una vera e propria galleria d'arte online con cui l'audience, direttamente dallo smartphone, può interagire divertendosi. 

 

Le caratteristiche del gioco e i suoi sviluppatori

Nel giro di cinque settimana, con una cadenza di una volta ogni sette giorni, sono usciti i vari pezzi che alla fine hanno composto il mosaico artistico de Triennale Game Collection. Un gioco di esplorazione interattiva e partecipata ha portato gli utenti, nel corso di più di un mese, alla scoperta di nuovi spazi artistici e del design, originali ed eclettici. Tutto il progetto dell'applicazione è stato curato da un italiano, il designer Pietro Righi Riva, così come lo spazio virtuale, sviluppato dallo studio che ha creato il gioco FOTONICA, il Santa Ragione. 

Lanciato appositamente per l'esposizione della Triennale di Milano "21st Century. Design After Design" - che sarà visitabile fino al 12 settembre -, il videogioco Triennale Game Collection racchiude in se cinque concetti di arte e design molto diversi fra di loro. 

Gli svizzeri Mario von Rickenbach & Christian Etter hanno raccontato, attraverso il loro "Il Filo Conduttore", la storia di un cordino, che, pendendo dall'alto verso il basso, è disposto sopra una natura morta. "Loci Omnes Caelesistis Kryies" è stato sviluppato da Auriea Harvey e Michael Saymn (Tales of Tales, Belgio) e rappresenta una caleidoscopica raffigurazione dell'universo, immaginato come gli antichi credevano, ossia con la Terra e l'uomo al centro di tutto. La terza settimana è invece uscito "Neighbor" di Jake Elliott, Tamas Kemenczy e Ben Babbitt (Cardboard Computer, USA), un videogioco che racconta lo sviluppo di un'amicizia, senza parole, che nasce e si consolida in un piccolo domicilio sotto terra e nel deserto soprastante. 

Pol Clarissou (Francia) nel suo "Glass Room" ha cercato molto il coinvolgimento del pubblico. Il game, facente anch'esso parte de Triennale Game Collection, richiede infatti che l'utente manipoli il dispositivo, di modo che la storia di Pol, sviluppata attraverso fotografie tremolanti proiettate su una parete virtuale, possa andare avanti. La quinta settimana è uscito l'ultimo pezzo del puzzle de Triennale Game Collection, il "The Worm Room" dell'americana Katie Rose Pipkin. Il videogioco consente l'esplorazione in first person di orti botanici e serre, osservando, camminando e ammirando la bellezza della flora circostante. 

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