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Premio Suzzara 2016: la città opera l'arte

Sabato 17 settembre 2016 si è tenuta a Suzzara (MN) NoPlace.Space, 49esima edizione di uno dei più interessanti e longevi premi artistici italiani per l’arte contemporanea: il Premio Suzzara.

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Storia del Premio Suzzara
Ideato nel 1948 da Dino Villani, uno dei padri della pubblicità nel nostro paese, con il sostegno del sindaco Tebe Mignoni, e dello scrittore, poeta e cineasta Cesare Zavattini, il Premio Suzzara si distingue da subito per la composizione della giuria, composta non solo da galleristi, storici e critici d’arte ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino, e per il carattere dei premi, costituiti da prodotti della terra oppure delle mani operaie. Il Premio Suzzara rifletteva un'idea per molti aspetti sorprendente e utopica, secondo la quale l'arte doveva rispondere a un bisogno di bellezza, qualità e poesia comune a tutti gli uomini, di qualunque condizione sociale e livello culturale. Nel corso degli anni la collezione del Museo Galleria ha raccolto opere di alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra, quali Armando Pizzinato, Renato Guttuso, Giuseppe Zigaina, Renato Birolli, Aligi Sassu, Domenico Cantatore, Giulio Turcato, Franco Francese, Bepi Romagnoni, Titina Maselli, Mauro Staccioli, Nicola Carrino, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati, Gianfranco Pardi, Gianni Colombo.

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L’edizione 2016: NoPlace.Space
L’importanza del Premio Suzzara non risiede solo nella ricchezza della sua storia, ma soprattutto nell’originalità del progetto e nell’imponenza della sua organizzazione. L’edizione 2016 del Premio, denominata NoPlace.Space, si è svolta in un’unica giornata, ma ha coinvolto ben 620 artisti provenienti da tutta Italia. Non si è trattato di una semplice mostra, ma di un esperimento sociale, di un evento artistico ispirato al carattere sperimentale e innovativo che ha sempre caratterizzato il Premio. L’operazione è stata concepita secondo un rivoluzionario meccanismo a “rizoma” (ispirato alla definizione del filosofo francese Gilles Deleuze): l’artista che crea l’origine ha invitato un massimo di quattro artisti (secondo livello del rizoma), che a loro volta hanno potuto invitare sino a un massimo di altri tre artisti (terzo livello), i quali hanno coinvolto altri due autori ciascuno (quarto e ultimo livello). In questo modo l’evento artistico ha voluto rompere con le categorie e le logiche dell’arte museale (nessuna galleria, nessun esperto, nessuna giuria), creando un sistema acentrico e non gerarchico che ha reso trasparente e leggibile la dinamica delle presenze dell’evento.

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Per una giornata l’intera città di Suzzara si è vestita di un clima di libertà e anticonformismo, un’esplosione di creatività che ha coinvolto ben 620 artisti. La città ha ospitato centinaia di opere, installazioni e performance d’ogni tipo. Tiziana Colombo ha esposto il corpo della ballerina Veronica Corradini mettendolo in relazione all’opera di Claudio Verna. Piotor H, seduto su un tavolino, ascoltava storie dai passanti e le scriveva sulla sabbia. Mariella Guizzoni ha creato un’opera utilizzando resti di cartelle cliniche rinvenute tra le macerie di un reparto psichiatrico abbattuto. Una delle operazioni concettualmente più interessanti è “Alias: persona” del trio artistico bresciano ARIS (artisti risorti), che hanno giocato con la trasparenza e l’a-gerarchia della struttura a rizoma del Premio per sviluppare un quinto livello del rizoma che coinvolgesse qualunque passante accettasse di indossare una maschera creata da Alias e di farsi un selfie all’interno di una cornice: l’obiettivo, hanno spiegato gli artisti, non era semplicemente coinvolgere attivamente gli spettatori, ma, attraverso l’interazione con il dispositivo fotografico, trasformarli nel medium attraverso il quale è stata posta in gioco l’identità di Alias. In questo modo gli stessi abitanti di Suzzara, del tutto inconsapevolmente, si sono resi protagonisti di un quinto e inaspettato livello del rizoma.

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