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Reddito minimo di cittadinanza: un'utopia da realizzare

reddito cittadinanza

Oggi parliamo del Dio denaro, o meglio del divinizzato denaro. Perchè dico questo? Perchè ormai il denaro è il centro del mondo: tutto o quasi ciò che si fa si riferisce alla banconota. Ora fermiamoci un secondo, e pensiamo per un attimo solo ad un mondo dove ognuno potesse percepire un reddito senza dover lavorare. Bel sogno giusto?

Tutti potrebbero avere dei soldi da spendere, e ognuno di noi avrebbe la possibilità di dedicarsi alle proprie inclinazioni naturali, invece di dover tutti santi giorni timbrare il cartellino per conto di una persona che magari (nella maggior parte dei casi purtroppo) ci sta sulle scatole a morte. Molti potrebbero sostenere che sia un'idea completamente folle, regalare soldi alle persone, eppure, udite udite, l'idea è molto più vecchia di quanto possiamo pensare, ed è stata pure sperimentata. Ma andiamo con ordine.

Sapete chi è stato il primo presidente moderno a tentare questo rivoluzionario esperimento sociale? Richard Nixon. Già, proprio l'uomo che abbandonò la sua carica a causa dello scandalo Watergate; 5 anni prima di quei nefasti eventi, per la precisione nel 1969 il presidente degli Stati Uniti, conservatore fino al midollo, era sul punto di concedere alle famiglie più povere del suo paese 1.600 dollari all'anno, l'equivalente su per giù di 10.000 dollari odierni. Ora, perchè fare una tale mossa, e soprattutto perchè applicarla a uno stato così vasto? Molto semplice, Nixon era alla ricerca di una mossa che avrebbe segnato un'epoca e consegnato alle pagine della storia. Intendiamoci bene: Nixon non era uno sprovveduto, ovviamente fece sperimentare il metodo rivoluzionario, e il campione scelto fu di 8.500 cittadini sparsi in diversi stati tra cui la Pennsylvania e il New Jersey oltre al North Carolina, l'Iowa e l'Indiana. Le risposte che uscirono da questo gigantesco studio furono molto chiare: la diminuzione delle ore lavorative fu modesta praticamente ovunque, con buona pace di coloro che sostengono ardentemente che avere dei soldi impigrisca le persone. Le ore di lavoro risparmiate, al contrario, erano state utilizzate in attività libere maggiormente creative, come la ricerca di un nuovo posto di lavoro o lo sviluppo dei propri hobby, spesso con propensioni verso il sociale. Altro aspetto positivo fu l'aumento di circa il 30% dei diplomi di scuola superiore. Ovviamente neanche da parlarne sul fatto che la burocrazia fece un salto in avanti spaventoso, visto che tutti i sussidi e le loro procedure vennero di colpo azzerati. Il progetto fu un successo dunque, e oltre 1.200 economisti del paese firmarono una lettera in cui attestavano il proprio entusiasmo al progetto.

Dunque perchè Nixon non portò il progetto di legge, ormai praticamente già steso, a conclusione? La parola chiave, che ha condannato una delle idee più brillanti mai progettate dal punto di vista sociale, fu Speenhamland. Quest'ultimo è il nome di un progetto, del tutto simile a quello portato avanti da Nixon, svoltosi il Inghilterra circa 150 anni prima. Inutile dire che i risultati di quel test, eseguito su un campione molto più vasto di persone, furono truccati da due entità ben diverse, e per scopi ben diversi: la chiesa e gli economisti. Il clero sostenne la "teoria della pigrizia", accelerando sul concetto che è il lavoro che rende l'uomo giusto (cosa assolutamente non vera e ipocrita). Oltre a questi, alcuni sociologi ed economisti si lamentarono del fatto che offrire un reddito comune a tutti i cittadini significasse abbassare la concorrenza, dunque i salari: tutto questo, con le adeguate conseguenze, ostacolavano la creazione di un mercato comune, quello che oggi noi chiamiamo mercato finanziario. La questione ovviamente è molto più complessa di così, e a coloro che volessero saperne di più l'invito è di reperire il numero 1168 della rivista "Internazionale", che si è occupato della vicenda in maniera abbastanza esaustiva. Insomma, alla fine dei conti, noi oggi sappiamo che il sistema Speenhamland non fu il totale disastro dichiarato all'epoca, tuttavia Nixon restò molto colpito e andò per la via sbagliata, inserendo una serie di limitazioni che fecero arenare il progetto al senato. La fine della vicenda la conosciamo tutti: il progetto fu abbandonato, e dopo lo scandalo Watergate arrivarono addirittura le politiche di taglio totale previste da Reagan e Clinton. L'errore fondamentale portato dallo Speenhamland fu il legare la povertà a una questione morale, con il solito dictat "chi è povero è perchè non lavora". Niente di più sbagliato. Bisognerebbe tornare a pensare che chi è povero, semplicemente non ha soldi, nè più nè meno. Non c'entra nulla il discorso morale.

Dopo questo excursus storico, passiamo a vedere le ragioni per cui il reddito minimo di cittadinanza è un progetto che va sostenuto, anche solo culturalmente parlando. Portiamo un altro esempio, ancora più recente: a partire dal 1975 diecimila cittadini di Dauphin, nella provincia canadese di Manitoba, hanno ricevuto un reddito minimo per quattro anni. I risultati, dapprima un po' snobbati, sono stati ristudiati di recente: il tasso di scolarizzazione è cresciuto, così come i redditi, con il famoso "effetto pigrizia" completamente sparito. Anche in Finlandia stanno per lanciare un progetto simile, con l'obiettivo di far entrare le persone nel mercato del lavoro alle loro condizioni, senza subire sfruttamenti per il fatto di "aver bisogno di grana".

Quindi ricapitolando, perchè dobbiamo dire di sì al reddito di cittadinanza? Per prima cosa, per debellare tutto l'elemento morale dall'equazione: non è necessariamente vero che chi è povero è perchè non fa nulla, ci sono molte ragioni per cui nella vita qualcosa può andare storto. Tutti dobbiamo avere una seconda possibilità. Ci sono anche motivi pratici: con un reddito fisso garantito tutta la burocrazia riguardante sussidi e annessi sparirebbe, facendo rientrare parte della spesa, molto ingente per la verità. Sarebbe una mossa coraggiosa.

reddito cittadinanza2L'ultimo aspetto da considerare è quello dei diritti: si vive per lavorare o si lavora per vivere? Nessuna delle due per la verità. Quel senso totalizzante che sta assumendo la professione all'interno della società, quella strana alienazione dell'individuo in favore del proprio mestiere, che già Marx in tempi non sospetti aveva cercato in tutti i modi di combattere, sta venendo oggi rimpiazzata dal denaro. Tutto gira intorno ad esso, eppure, anche nella nostra costituzione, così come in tutti i paesi del mondo, possiamo trovare una sorta di "diritto al reddito" che si trae dal diritto alla vita stessa.

Nella nostra costituzione, all'art. 3 secondo comma, troviamo scritto: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...". Ora, lo stato sta, secondo il vostro parere, rimuovendo tutti gli ostacoli al vostro sviluppo? Siete potuti diventare ciò che volevate davvero, o vi siete piegati alle circostanze, magari alla mancanza di denaro o di altri ostacoli? Lo stato è intervenuto? E se potesse garantirvi un reddito fisso, sufficiente per sopravvivere, ve ne stareste in panciolle tutto il giorno? Sinceramente sono parecchio scettico. Ritengo personalmente che il reddito di cittadinanza, per quanto costoso e coraggioso come progetto e realizzazione, sarebbe un passo avanti non solo per lo Stato, ma sarebbe un passo avanti verso l'uguaglianza in genere. Liberandosi degli stereotipi e delle mezze misure, il reddito di cittadinanza rappresenta il migliore strumento, ad oggi, da utilizzare nella guerra contro la povertà, in grado di far fare un salto di qualità non solo alla vita dei cittadini, ma di migliorare il mondo intero.

Ovviamente la questione resta opinabile, scriveteci per ulteriori informazioni o per le vostre opinioni. Solita avvertenza: dialogheremo solamente con coloro che esprimeranno la propria opinione in maniera civile, specie su argomenti delicati come questo.

Andrea Lino

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