Il Papa parla ai giornalisti

papaRiprendo quanto trasmesso dalla Radio Vaticana il 22 u.s. sull’intervento che il Papa ha fatto alla presenza di moltissimi giornalisti, sollecitando il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Italiano, ricevuto in udienza in Sala Clementina, a un comportamento rispettoso della verità e della dignità della persona. Rileggendolo ho trovato alcuni passi del discorso molto interessanti e che riguardano tutti quelli che scrivono articoli per testate giornalistiche o che comunque fanno parte del campo dell’informazione, attualizzata in forme diverse. La prima osservazione che papa Francesco porta in evidenza è la necessità della verità, infatti, afferma:

- È indispensabile fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e come lo stiamo facendo, cominciando dall’amore per la verità.

Un invito importante, affermare e vivere la verità, che vuol dire affermarla anche tramite il proprio lavoro. La responsabilità sociale di un giornalista è massima, perché può condizionare, con il suo scritto, il lettore, poiché dichiarare la verità o non dirla non è la stessa cosa. Questo ovviamente non riguarda solo chi è credente, chi crede ha una responsabilità ancora maggiore, ma è quella di essere Onesto con se stesso e con gli altri, anche perché, lo possiamo ben costatare, la disonestà alla fine viene a galla, e ritengo che una perdita di stima sia inevitabile. Inoltre sono quanto mai vere le parole: è la verità che rende liberi.

Un altro richiamo del santo Padre è questo:

- È quanto mai necessario non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici.

Un richiamo importante che sollecita ogni coscienza a interrogarsi. Lo sappiamo tutti che l’attività economica e politica sono portate a cercare il proprio vantaggio, a volte, purtroppo, scendendo a patti con la menzogna, tacendo o nascondendo la verità, facendo così del male, oltre a se stessi, anche alle persone, impedendo una sana crescita sociale dell’uomo. Sono convinto che se si riscrivessero certe pagine di storia affermando la verità, sarebbe ben diversa da come i libri di storia vogliono farci credere.

Forte anche quest’altra presa di posizione, che dice:

- Rispettare la dignità delle persone. Un giornalista sano è quello che evita le chiacchiere ma informa sempre rispettando la “dignità umana”. Un articolo è pubblicato oggi e domani sarà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima, anzi, necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’arma di distruzione né fonte di paura.

Commenti a questa presa di posizione credo non necessita, talmente è chiara nel suo contenuto. Oggi, purtroppo, quest’aspetto è spesso disatteso; pur di fare uno scoop si è pronti a valicare il confine del rispetto della dignità dell’altro.

Fattore di bene comune.

Quanto sarebbe bello se il giornalismo sapesse anche raccontare le vicende buone, belle delle persone, del mondo, anziché preferire, quasi in toto, notizie pervase da violenza e sopraffazione. La domanda me la pongo anch’io, perché non si fa?

Papa Francesco termina con quest’augurio:

- Auspico che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione, che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e favorisca invece la cultura dell’incontro.

Parole sicuramente da meditare per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, immettono, nella società, articoli e notizie di cronaca.

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