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Paolo Cozzi a MilanoFree: Milano se ci sei batti un colpo

MilanoFree si è recato presso Primo Tempo Sport (via Piero della Francesca 58, Milano), il negozio di articoli pallavolistici di Paolo Cozzi, ex centrale della Nazionale Italiana di pallavolo. Il vice campione Olimpico ad Atene nel 2004, ha rilasciato in esclusiva per noi una interessante intervista sulla propria carriera e sul panorama pallavolistico della città Milanese.

Cozzi infatti  è stato uno degli ultimi prodotti dei grandi vivai giovanili del volley di Milano.
Cresciuto nelle file del Vittorio Veneto Milano, è stato protagonista della cavalcata nel volley che conta dell'Asystel Milano, ottenendo la promozione in Serie A1 nel campionato 1999-2000, disputando la finale scudetto l'anno successivo e rimanendovi fino al 2003. Dopo l'esperienza con la Kerakoll Modena, club che lo portò a vincere una Coppa CEV nel 2004, vestì le maglie di BreBanca Lannutti Cuneo, con cui vinse la Coppa Italia 2005-2006, e Piacenza, con cui disputò due finali scudetto.

Dopo aver militato  nella stagione 2008-09 nella Tonno Callipo Vibo Valentia, ha giocato per Taranto, Castellana Grotte e San Giustino. Dopo dodici anni di serie A1, fa una scelta di vita e, scendendo di categoria, torna così a vestire i colori della sua città, per il Volley Milano - Vero Volley Monza.
Il suo esordio in Nazionale risale al 2001: con gli azzurri ha vinto due Europei e l'argento ai Giochi Olimpici di Atene, nel 2004.

cozzimaglie
Nel suo negozio, circondato dalle scarpe da pallavolo e dalle magliette della nazionale che lui stesso ha indossato, ha risposto a 360° alle nostre domande.

Ciao Paolo, partiamo dalla tua carriera. Che tipo di giocatore eri?
Ero molto professionale. Mettevo sempre tutto me stesso, ma ero troppo concentrato sulla mia performance per capire che a volte bisogna sacrificare sé stessi per il bene collettivo. Non ero solito ad uscire nelle poche occasioni in cui la squadra condivide i momenti fuori dalla palestra, ero molto professionale, e credo a volte di aver pagato questo mio istinto. Ero inoltre un giocatore senza peli sulla lingua, spesso con il mio carattere dicevo quello che pensavo chiaramente ai miei allenatori, e mi è capitato di pagare per queste mie scelte.

Credi quindi che il tuo carattere ti abbia penalizzato?
Ho avuto allenatori molto bravi e altri a cui, stupidamente, facevo capire fossero meno bravi. A 28 anni sento di aver raggiunto la mia maturità sportiva, e molto probabilmente penso anche di aver perso dei treni. Come ho detto prima, spesso per rimanere nel mio professionismo, mi isolavo. Alla lunga però ho pagato questa mia scelta.

Nella tua carriera hai militato in molte squadre, e sei stato formato da molti allenatori. Che ricordi hai di loro?
Sì, ne ho avuti tanti. Sicuramente Montali e Velasco, per l’attenzione all’aspetto mentale che mettevano, sono stati quelli che mi hanno dato di più. Flavio Gulinelli e Paolo Montagnani sono invece gli unici per cui ho giocato veramente, per la fiducia che riponevano nei miei confronti.
Angelo Lorenzetti credo invece sia l'allenatore più preparato di tutta la pallavolo italiana, è molto umile e certamente ha il pregio di voler continuamente imparare dalle proprie esperienze.

Dopo una strepitosa carriera, quanto ti è pesato dire "basta"?
Se devo essere sincero, tanto perché non ho scelto io. Per come mi comportavo, curandomi nonostante i problemi di schiena, un paio di anni magari come chioccia dei giovani avrei voluto farla. Mi sarebbe piaciuto chiudere nella squadra della mia città. La vicenda delle problematiche con Milano è nota, ma visto come sono andate poi le stagioni del Powervolley, forse è stato meglio così.
Nel 2013 sono tornato in A2 per la famiglia: ho voluto metterla davanti a tutto dopo tanto tempo in cui mettevo prima me stesso. È stata una scelta di vita.
Nella testa mi sento ancora bene, fisicamente so che se lavorassi, potrei dare tanto ma ormai ho voltato pagina e chiuso un bellissimo capitolo. Magari potrei tornare in C tra qualche anno come schiacciatore (ride).

cozzi2Ormai il campionato di Superlega è alle porte. Qual è il tuo pronostico sulla stagione che verrà? E come pensi si comporteranno Monza e Milano?
Sinceramente è difficile scegliere una favorita. C'è il solito quartetto: Perugia la vedo bene. Ma posso dire anche lo stesso di Modena, nonostante le critiche ingiuste ricevute per la scelta di sostituire Bruno con Orduna. Trento è stata spremuta molto, vediamo Angelo Lorenzetti come troverà la bacchetta giusta con quel tipo di orchestra.  Macerata invece ha sempre il problema di far convivere tanti big. 
Per quello che riguarda Monza, arriva da una stagione opaca, li vedevo al sesto posto e invece sono rimasti fuori dalla lotta play-off. Sono convinto che il nuovo allenatore farà una stagione di qualità. Può e deve puntare ai playoff. Milano ha presto Starovic, un grandissimo opposto. Ma ho la sensazione che sia a 360° un cantiere con scritto "lavori in corso".

Non credi che rispetto ai tempi dell'Asystel Milano, questo sport non abbia più un ruolo di rilievo nella città?
Sì, credo proprio sia così. Rispetto a una volta, il ruolo della città nel volley è in secondo piano nonostante il centro Pavesi sia un importante traino soprattutto nella pallavolo femminile. E lo vedo molto anche nella clientela del mio negozio, molti clienti sono di sesso femminile. 
Finché le istituzioni non capiscono il valore e l'importanza, anche nel sociale, del volley, la situazione non migliorerà. Anche il PalaLido è un grande punto di domanda: è difficile vedere a Milano un futuro così.  Sembra strano che di quella Milano che ha vinto tanto nessuno adesso possa avere un ruolo di rilievo...

Da tifoso milanista quale sei, per definirla con una metafora calcistica, ti riconosci nella situazione delle bandiere del Milan non considerate attualmente dalla proprietà?
Purtroppo secondo me a volte la figura dell'ex giocatore anziché essere vista come una risorsa per l'esperienza che avuto e che ha voglia di mettere per aiutare a crescere le società, viene invece vista come un peso e come qualcuno che ruba le poltrone. Ammetto che mi piacerebbe un progetto serio: mi rendo conto di aver fatto tante esperienze e aver imparato tante cose che vorrei trasmettere ai giovani per aiutarli a crescere. Vorrei avere la possibilità di sfruttare le mie abilità e non tenerle per me stesso.

Se quindi potessi avere un ruolo decisionale nel mondo della pallavolo a Milano, su cosa ti metteresti subito in gioco?
Le nuove generazioni hanno voglia di fare, ci sono opportunità ed è un peccato che le squadre non vadano al Pavesi anche solo per osservare perché c’è molto da imparare. Esiste il bisogno di capire che per far conoscere la pallavolo, serve sfruttare maggiormente i giocatori come uomini immagine. Questo anche a rischio di avere un giocatore magari più impegnato nella vita fuori dalla palestra. A me piacerebbe essere sfruttato: andare nelle scuole, nelle palestre per parlare e insegnare. Radunare una scuola intera davanti a una persona che ha fatto le olimpiadi e ha imparato determinate lezioni che questo sport insegna.

Per concludere, come ti vedi nei prossimi 5 anni?
Mi vedo in questo negozio e con le esperienze che sto facendo ora. ll negozio è una realtà che sta funzionando molto. Passato settembre avrò molto tempo libero e mi piacerebbe trovare una società che veda in me una risorsa per crescere. Qualcuno che sia sognatore: investire e confrontarsi con qualcuno che ha vissuto le migliori realtà pallavolistiche italiane. Nei prossimi anni mi vedo a stretto contatto con le nuove leve per riporre tanta esperienza nelle loro mani. Sento di poter dare tanto a questa città e mi rivedo molto in Paolo Maldini, ero un suo tifosissimo. È un peccato essere guardati male, solo perché visti come qualcuno che ruba il posto di lavoro. Io voglio crearlo. Milano, se ci sei batti un colpo. 

Paolo Frascarolo

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