Milano Moda Donna 2016: facciamo il bilancio

Lunedì scorso, il 26 settembre, si è conclusa Milano Moda Donna, la Settimana della moda italiana che, come da tradizione, viene dopo quelle di New York e Londra, ma prima di Parigi. Abbiamo visto tante cose interessanti ma tra tutte, secondo me, sono spiccate: la sfilata di Gucci, che vede al timone il designer Alessandro Michele che sta rilanciando molto bene il marchio, la sfilata di Bottega Veneta all’Accademia di Brera a Milano che festeggiava i 50 anni del marchio, la collezione molto eccentrica dello stilista tedesco Philipp Plein, con una giostra gigante al centro della passerella, il quale pare abbia dichiarato che dal prossimo anno non sfilerà più a Milano ma a New York (cosa sarà successo? Non gli piace più Milano? Lo giudica inutile? Speriamo cambi idea strada facendo… ) e infine la lussuosa cena organizzata da Dolce & Gabbana in Via Montenapoleone che ha apparecchiato una tavola all’aperto per 400 persone.

A parte questo non ci sono state grandi novità, il tutto mi è sembrato molto ripetitivo. Anche le nuove leve che dovrebbero avere entusiasmo e creatività sono abbastanza appiattite e, passatemi il termine, un po' “copioni”. Ho visto pochissime idee geniali, non solo parlando di questa ultima settimana della moda ma proprio in generale negli ultimi periodi. Ora, io probabilmente non sono nessuno per dire queste cose ma, da appassionata che segue il mondo della Moda come spettatrice, le penso da tempo e sono contenta di non essere l’unica, poiché nomi molto autorevoli del settore e testate storiche hanno espresso pareri molto simili al mio.
Ho seguito infatti un dibattito aperto dalla stampa sulla moda milanese e, secondo alcuni, è un momento molto buono per gli stilisti italiani, soprattutto quelli più giovani, mentre per altri le cose non stanno proprio così. Ad esempio, secondo Business of Fashion la moda italiana stava andando molto bene, dicono, grazie anche allo stilista Alessandro Michele, per il modo in cui sta rilanciando Gucci, e continuano affermando che ”l’attenzione attorno al suo lavoro, ha riportato l’interesse di esperti e giornalisti anche sugli altri marchi italiani, come MSGM di Massimo Giorgetti (che è anche direttore creativo di Emilio Pucci) e sullo stilista Marco de Vincenzo, che sfila da un po’ di anni ma che solo ultimamente ha un buon riscontro anche nelle vendite”.
Al contrario, Vogue America ha, per esempio, criticato alcune scelte fatte da Giorgetti per la collezione della primavera/estate 2017: in particolare le gonne a balze con stampe di frutta molto colorata abbinate a camicie con altrettante balze, che Nicole Phelps ha definito «ridicole» perché anziché alleggerire e rendere sportiva la figura, la appesantiscono.

massimogiorgettiSempre lei, la giornalista più schietta del momento, ha invece apprezzato il lavoro di Marco de Vincenzo e gli ha consigliato di proporre anche nella versione femminile, con taglie più piccole, alcune magliette della collezione uomo, dimostrando come la stampa americana sia molto attenta agli aspetti commerciali della moda e, secondo alcuni, meno a quelli creativi.
Non si salva nemmeno Rodolfo Paglialunga, da due anni designer di Jil Sander, che ha proposto giacche da donna gessate, molto ampie e con le spalle sproporzionate, che effettivamente ricordavano molto le precedenti collezioni di Balenciaga, a partire dalle spalline e dai tagli anni Ottanta. Anche gli abiti plissettati disegnati da Paglialunga ricordano quelli dello stilista Issey Miyake.
Fulvio Rigoni, il nuovo direttore creativo di Salvatore Ferragamo, secondo i rumors “avrebbe osato poco” e i sandali, che volevano essere un omaggio ai famosi sandali arcobaleno inventati da Ferragamo, sono risultati davvero bruttini!


Non mancano le critiche anche da parte degli italiani: Angelo Flaccavento si è chiesto su BoF se “abbia ancora senso organizzare le sfilate, con gli stilisti che sembrano più interessati allo spettacolo e alla messa in scena che ai vestiti” ... e io sono assolutamente d’accordo con lui.

Manuela Taverna

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