Cyber dipendenza, un fenomeno preoccupante

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Cyber dipendenza, o Internet Addiction Disorder, ovvero preoccupante tendenza, soprattutto tra i ragazzi in età 12/15 anni di divenire dipendenti psicologici del web, uno strumento così assorbente che molti giovani dichiarano di perdere totalmente la cognizione del tempo quando è on line.

Il controllo della propria posta elettronica e i continui zapping tra i maggiori social network divengono quasi ossessivi, estraniandosi così dall’ambiente, dal momento non vivendolo, non assaporandolo.

Perché quest’attaccamento, quali sono le motivazioni? Alcuni dicono che lo fanno per non pensare, per staccare dal tran tran quotidiano, altri per sentirsi meglio, per trovare un sollievo a stati d’animo negativi, per vincere la tristezza o la solitudine o momenti di stress, non rendendosi conto di entrare così in un circolo vizioso che li attrae sempre più, proprio come nello spazio un “buco nero” attrae a sé ogni cosa che gli si avvicina. Un altro aspetto che comporta questa dipendenza è la “sedentarietà” cui questi soggetti si adattano, passando ore e ore seduti che, sommate alle ore trascorse a scuola e/o davanti al televisore, divengono veramente eccessive, con il rischio di divenire preda dell’obesità. Già anni or sono, Telefono Azzurro ed Eurispes, avevano evidenziato il problema, diffondendo dati molto preoccupanti, tra cui emergeva il cyber bullismo, l’accedere al gioco d’azzardo e, ancor più preoccupante, il cercare consigli per il suicidio. Tutto questo ci porta a considerare quanto sia importante, per un educatore, un genitore, capire quando un adolescente soffre di questa dipendenza, è necessario osservare poiché il soggetto invia, senza rendersene conto, dei segnali che dovrebbero far preoccupare. Eccone alcuni:

  • Il soggetto trascorre troppo tempo davanti al computer, dedicandosi a navigare, chattare, partecipare a giochi online.

  • Il soggetto tende a non uscire da casa, a non frequentare i propri compagni, a scuola è distratto o assente con la mente, manifesta nervosismo perché non può usare internet.

  • Il divieto o una limitazione all’uso del computer producono, nel soggetto, una reazione aggressiva.

Ovviamente la scuola, ma soprattutto i genitori, primi educatori, dovrebbero prestare molta attenzione, educando il minore a un uso ragionevole e ragionato d’internet e dei vari network, e intervenendo con la giusta dose di autorità qualora il soggetto non voglia ascoltare. Non dobbiamo mai scordare che le insidie della e nella rete sono molte, persone senza scrupoli pronte a catturare l’ingenuità dei giovanissimi carpendone le confidenze, sappiamo, grazie a informazioni dai TG o dai quotidiani, il fenomeno del “ sexting”, che consiste nell’inviare, anche dal cellulare, proprie foto a sfondo sessuale, con il rischio che queste siano poste in rete, causando drammi a volte irreparabili. Oppure dedicarsi per ore a giocare con giochi che richiamano e sollecitano la violenza, distorcendo la realtà facendoci credere di essere invincibili. Purtroppo la percentuale di giovani non controllati dai genitori o da un adulto responsabile, è alta, aggirandosi sul 30%, davvero troppi. Oggi sono disponibili programmi di filtraggio, cui i genitori farebbero bene ad avvalersi, non per privare di libertà i giovani, ma per responsabilizzare questa libertà, che non è sicuramente quella di poter fare tutto ciò che si vuole senza rispettare nessuna regola.

Sono attivi sul territorio nazionale centri specializzati, cui è bene rivolgersi per tempo, con l’obiettivo di affrontare e risolvere queste nuove e moderne forme di dipendenza che non sono assolutamente da sottovalutare.

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