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Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie al Nazionale

cappellaio e alice2Non è stato per niente semplice recensire lo spettacolo Alice nel paese delle meraviglie in programma al teatro Nazionale … in realtà non è stato neanche semplice decidere in quale rubrica pubblicare questa recensione… bambini o teatro?

Alla fine, trattandosi di uno spettacolo per famiglie (o almeno così dicono) e non essendo io un affermato critico teatrale, ma semplicemente una mamma, ha vinto la rubrica bambini anche se, lo premetto, ho trovato lo spettacolo davvero poco adatto ai bambini.

Non aspettatevi la classica commedia per famiglie, niente canzoni (anche se la colonna sonora dei Quenn merita davvero) né allegri e divertenti allestimenti scenografici. Lo sforzo per coinvolgere i bambini c’è (il Lepromatto sparpaglia tra il pubblico alcuni oggetti che poi saranno utilizzati durante lo spettacolo e ci sono un paio di passaggi in platea da parte degli attori) ma non sono sufficienti a considerare la rappresentazione uno spettacolo per famiglie perché la trama è davvero complicata per un pubblico così giovane.

La storia non è quella dell’opera originale di Lewis Carroll, e ancor meno si avvicina al capolavoro Disney, entrambe comunque ricche di allusioni e passaggi che non sempre il pubblico infantile è in grado di cogliere. Quella di Chiara Noschese (che interpreta, virtualmente, la Regina di Cuori) è un’opera psicologica, con poco movimento da parte degli attori e nessun cambio di scenografia, proiettata alle loro spalle.
Alice sta per compiere 18 anni, deve diventare una persona adulta ma la bimba visionaria che era un tempo è rimasta intrappolata dentro di lei. Per poter crescere dovrà lasciarla andare.

Così, in compagnia del suo caro amico con le orecchie da coniglio compie un viaggio introspettivo e con cui ritorna nel paese delle Meraviglie, in compagnia della Alice di un tempo lei (che resta senza spostarsi alle sue spalle, quasi fosse un ologramma, per gran parte dello spettacolo) e del Cappellaio Matto, anche lui rimasto bloccato, per sempre, un quarto d’ora prima dell’ora del the.
Solo quando Alice riuscirà a trovare la fiducia in se stessa e saprà rispondere a tono alla perfida Regina di Cuori, alter ego della propria madre (voce fuori campo con cui è evidente un rapporto conflittuale ricco di incomprensioni e cose non dette) il tempo riprenderà il suo passo e Alice diventerà un’adulta responsabile con i suoi sogni e le sue contraddizioni ma senza più sentirsi sbagliata.

Fuori target rispetto al pubblico a cui viene offerto, lo spettacolo ha comunque spunti interessanti su cui riflettere (per un adulto).

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