Il piacevole rischio dell'arte a Milano

MilanoFree si è recato presso la Mostra di apertura dello Studio di Lara Braconi, frutto dell’iniziativa di un innovativo progetto, quello di “Milano Connecting Studio”.

mostraLa particolarità di questo evento, precisamente un open studio di due giorni, risiede nella giovane età e nella voglia dell’artista e delle due curatrici: Giulia Crotti e Cecilia Carrara.

Giunti presso il luogo dell’esposizione, ci rendiamo conto dell’importanza del valore personale, e non solo estetico della ricerca artistica messa in campo dall’artista.

I quadri fanno parte di una serie che lei chiama “Immersioni”, finalizzati a indagare il centro e il cuore delle cose, attraverso una ricerca silenziosa.

Visitare lo studio permette a chi fruisce con i propri occhi di entrare in contatto con il reale in maniera “sincera e invidiabile”, per mezzo inoltre della collaborazione con i ritratti su carta di Giorgio Tomasi e di una litania di Riccardo Frolloni, composta ad hoc per valorizzare al meglio il dialogo tra suono e visione.

Lara Braconi ha così risposto alle nostre domande:

Come è nata questa idea?

La mia idea, perfettamente sposatasi con il progetto di Giulia e Cecilia, vuole cercare l’isola che è dentro di me attraverso quadri nati in tempi diversi. Cercavo la giusta iniziativa per aprire il mio nuovo studio che come vedi è ancora, per scelta, vergine.

Come credi si siano “mossi” gli utenti all’interno della tua mostra?
La nostra scelta è stata quella di non fornire un percorso pre-stabilito: chi fruisce sceglie di fare una scelta. Sono inoltre pienamente sicura che il fatto di tenerla aperta per tutto il giorno ha permesso di diluire l’affluenza del pubblico, dando la possibilità di osservare e muoversi all’interno dello studio secondo le proprie necessità ed esigenze.

Cosa pensi di aver lasciato in eredità a chi si recato presso il tuo studio?
Questa mostra ha voluto creare un collegamento tra le persone, per sostenere la necessità di guardarsi in faccia. L’arte deve essere un collegamento tra la propria esperienza di vita e le persone.

Cosa invece reputi abbia lasciato a te?
Mi ha dato la possibilità, attraverso l’incontro, di crescere. L’obiettivo che mi pongo è quello che un giorno, quando aprirò nuovamente il mio studio al pubblico, chiunque possa osservarlo interamente e non più in quanto vergine. La scelta di mostrarlo al pubblico ora, così come è, nasce dalla volontà di intraprendere un percorso fertile che abbia come “data zero” questa iniziativa.

Milano Connecting Studio - Questa iniziativa è la prima di un nuovo progetto no profit, quello di Milano Connecting Studio, fortemente voluto dalle due curatrici della mostra, che raccoglie e mette in contatto artisti di area milanese e non solo, creando una rete di studi e luoghi di produzione che vogliono mostrarsi al pubblico.

L’idea nasce da una giovane artista, Giulia Crotti, e di una giovane curatrice, Cecilia Carrara, entrambe convinte che l’arte contemporanea non sia solo avvicinabile e comprensibile da chi possiede determinate conoscenze. Questo progetto propone infatti di rendere accessibile l’arte, avvicinando il pubblico a quella che per l’artista è la vita di tutti i giorni: il lavoro nel proprio studio. Tale incontro è all’origine della connessione che cerchiamo tra la produzione artistica e la città di Milano.

Organizzare una mostra espositiva in uno studio e aprirne le porte al pubblico ha implicazioni stilistiche differenti se confrontato con un’esposizione in una galleria modello “white cube”. Lo studio dell’artista è un luogo sfacciatamente vivo, contaminato dalla concretezza dell’artista-uomo, che offre una diretta chiave di lettura di ciò che viene prodotto al suo interno.

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Alla fine dell’evento abbiamo voluto approfondire direttamente con Giulia e Cecilia alcuni aspetti del loro percorso e progetto.

Quanto è importante la volontà d’animo nel vostro lavoro, in un momento del mercato italiano dove le materie umanistiche e artistiche faticano?

Giulia: “Credo sia un problema che attualmente riguardi a 360 gradi il mondo del lavoro. Tuttavia nel mio lavoro io ritrovo me stessa, e se non faccio ciò che amo io soffro. Come tutti i miei “colleghi” mi metto in gioco attraverso diversi lavori per potermi mantenere da un lato, e poter continuare questa opportunità dall’altro. Non saprò mai se vivrò mai solo di arte, ma faccio ciò che amo e questo mi basta”.

Cecilia: “Io ho sempre voglia di iniziare nuovi progetti, e questa volontà di scommettere sul mio futuro nasce dalla consapevolezza di avere le capacità e le giuste motivazioni per mettersi in gioco. Il mio processo di formazione è in continua evoluzione ma sono pronta per responsabilizzarmi ed entrare nel mondo del lavoro”.

Quanto è importante questa città nel vostro progetto?
Giulia: “Vogliamo aprire gli studi di artisti presenti a Milano e renderli connessi a questa città. Mi spiego meglio: un tempo le persone entravano nelle botteghe degli artisti, ora invece l’arte contemporanea è troppo lontana dalla quotidianità di un determinato tipo di pubblico. Vogliamo avvicinare Milano all’arte e lo facciamo aprendo gli studi a chiunque.  Milano è la città più europea in Italia, e dopo Expo ha delle aperture e delle potenzialità mai avute prima”.

Quanta componente di rischio c’è nel tipo di proposta che voi fate?
Cecilia: “Questa iniziativa è fresca, raggiungerà tra molto tempo la sua maturità e non è un progetto semplice. Vogliamo coinvolgere tutta la città. In tutto quello che facciamo in questo ambito c’è una componente di rischio, per noi in particolare che ci crediamo ogni giorno. La nostra volontà con questo progetto è creare una connessione tra gli artisti, e avvicinarli al pubblico: anche questa credo sia una sfida avvincente".

Protagonisti di questo progetto sono le persone. Ma nello specfico a chi è realmente rivolta questa fruizione dell’arte?
Giulia: “A chiunque. Credo che il contatto tra le persone sia fondamentale nel mondo dell’arte. Questo certamente posso dire di averlo appreso in tutte le mie esperienze lavorative. Lavorare a contatto con le persone crea movimento, pensiero e questo è alla base di tutto. La condivisione di idee è essenziale. Noi proponiamo l’apertura degli studi a tutti, indipendentemente dal target e dagli interessi. Chiunque può apprezzare l’arte".

Cosa pensi possa muovere dentro di te questo continuo confronto con il pubblico?
Cecilia: “Questa mostra ci ha dato la voglia di farne un’altra, e poi un’altra ancora, soprattutto grazie alla risposta positiva del pubblico. Il progetto mi trasmette molta voglia di fare e di mettermi in gioco. Vedere così tante persone è gratificante e mi permette di avere forza ogni giorno per continuare il mio percorso di crescita professionale".

Paolo Frascarolo
Fotografie realizzate da: Lorenzo Baroncelli.

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