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Biassono: il Comandante in divisa SS si scusa

nazi pirla“Mi scuso se ho urtato la sensibilità di qualcuno, partecipo a rievocazioni storiche, non sono un nazista”

Dopo le polemiche scatenate sui media e la foto cancellata dal profilo Facebook, queste sono le parole di Giorgio Piacentini che cerca di gettare acqua sul fuoco.

Il caso è scoppiato il 7 gennaio a Biassono (MB), ed è legato ad una foto che Giorgio Piacentini, il comandante della Polizia Locale che lo ritraeva con la divisa da "Schutz-Staffeln", le SS, («squadre di protezione»), che erano un'organizzazione paramilitare d'élite del partito nazista tedesco, divenuta tristemente famosa. Nei commenti lo stesso Piacentini spiega che trattasi della divisa di "Hauptscharfuhrer", ovvero il maresciallo maggiore, della "Freiwillige Division Wallonien", l’unità SS operante in Vallonia.

La foto non è, naturalmente, passata inosservata, e ha trovato anche commenti positivi di alcuni. Da un semplice e compiaciuto “Urca” alla domanda “se sia diventata la nuova divisa di servizio.”

"Basterebbe una compagnia di questi per sistemare alcune cose", la replica del Comandante. E, riferendosi alla divisa, aggiunge: "Adesso la propongo al sindaco".

Dopo i “like” però la polemica si è infuocata, tanto che un consigliere comunale ha aspramente criticato il post del Piacentini sostenendo che “un comandante della polizia locale rappresenta lo Stato e la Costituzione: posare in uniforme nazista è un’offesa mortale per ogni cittadino della Repubblica. Biassono non è Dachau”. Sono state anche chieste le dimissioni immediate di Piacentini.

Al di la del dubbio gusto di “rievocare” un passato che, fortunatamente, è e resta passato, c’è però da chiedersi se sia realmente reato o no indossare un’uniforme militare. In realtà la normativa italiana non prevede un reato specifico di uso/abuso di uniforme militare, tanto che numerosi articoli militari sono di libera vendita. L’art. 498 del Codice Penale, infatti, punisce chiunque, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il riferimento è ovviamente ad una funzione statale riconoscibile – appunto – per la particolare uniforme di cui è dotata (si pensi all’uniforme della stessa Polizia Locale); il reato si configura solo e solo in quanto taluno indossi l’uniforme abusivamente, cioè senza avere titolo o diritto di indossarla.

Interessante è però valutare la foto ed i commenti iniziali di Piacentini alla luce delle disposizioni contro l’apolgia del fascismo (legge Scelba e legge Mancino). In un caso sostanzialmente simile, il tema della manifestazione di adesione alle ideologie fasciste è stata oggetto della sentenza n. 39860 del 2013, con cui la Cassazione, nel caso di un tifoso di hockey che aveva indossato in occasione di una partita una maglietta con l'immagine di Benito Mussolini, riproducente scritte proprie dell'ideologia fascista, ha ritenuto integrata la condotta di uso di simboli propri delle organizzazioni nazionaliste ed i comportamenti vietati e sanzionati dall'art. 1 della legge n. 205 del 1993 (legge Mancino).

Comunque sia, per ora abbiamo le scuse del Comandante; siamo curiosi di vedere se in questa vicenda particolare ci saranno altri sviluppi.

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