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Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento

hayez boldini 1Dal 21 gennaio all’11 giugno, a Palazzo Martinengo di Brescia, è allestita la mostra a cura di Davide Dotti, Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento, con cento capolavori che celebrano un secolo di arte italiana.

L’esposizione racconta la stagione artistica italiana del XIX secolo, attraverso i capolavori dei maggiori esponenti del neoclassicismo, del romanticismo, della scapigliatura, dei macchiaioli e del divisionismo, da Canova ad Appiani, da Hayez a Cremona, da Fattori a Inganni, da Segantini a De Nittis, da Zandomeneghi fino a Boldini.

Il percorso espositivo inizia con Amore e Psiche, capolavoro di Antonio Canova, che incarna i canoni dell’estetica neoclassica, e alcune delle tele più rappresentative di autori neoclassici tra cui Andrea Appiani, pittore prediletto da Napoleone, capace di ricordare la grazia raffaellesca nella tela dove Venere allaccia il cinto a Giunone.

La sezione dedicata al romanticismo vede come protagonista Francesco Hayez di cui è presentata la Maria Stuarda sale al patibolo, capolavoro di tre metri per due, che giunge eccezionalmente a Brescia, oltre alla Vergine addolorata e il Ritratto del principe Barbiano di Belgioioso, senza dimenticare i principali autori romantici come Giuseppe Molteni, Enrico Scuri, Giacomo Trecourt, Carlo Arienti e Giuseppe Carnovali detto il Piccio.

La terza sala è dedicata ai maestri della Scapigliatura, dove spiccano le tele di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Mosè Bianchi.

Mentre a Milano si affermavano gli scapigliati, a Firenze, negli stessi anni, si faceva largo un gruppo di giovani e agguerriti artisti che si riunirono nel movimento dei macchiaioli capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, che sono alla mostra con alcune delle loro opere più famose.

Proseguendo nel percorso ci sono i dipinti a soggetto orientalista capaci di evocare le atmosfere di mondi lontani, e le toccanti scene di vita quotidiana immortalate da Induno, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Filippo Palizzi, Vincenzo Irolli, Alessandro Milesi e dal bresciano Angelo Inganni, con la coppia di Vedute di Piazza della Loggia e una Donna che cucina lo spiedo.

Aggiornati sulle novità dell’impressionismo francese, i divisionisti elaborarono un nuovo modo di dipingere come dimostrano le tele ricche di significati simbolici di Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Carlo Fornara e Plinio Nomellini.

Di Giovanni Segantini, padre nobile del divisionismo, è esposto il capolavoro Alpe di maggio proveniente da una raccolta privata, eseguito a Savognino nella primavera del 1891, quando l'artista stava ritraendo animali con la speranza di trovare “l’azzurro del cielo, il verde tenero dei pascoli, le superbe catene dei monti”.

La mostra termina con la rievocazione del frizzante clima della Belle Époque che si respirava nei teatri, nei caffè e lungo i boulevard di Parigi, dove vissero e lavorarono maestri come Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini.

Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento
Dal 21 gennaio al 11 giugno

Brescia, Palazzo Martinengo

Orari: da mercoledì a venerdì, dalle 9.00 alle 17.30; 
sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 20.00
lunedì e martedì chiuso

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