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Monza: nel 2018 il primo villaggio per malati di Alzheimer

centro alzheimer monza"Il paese ritrovato"

Sorgerà a Monza il primo villaggio in Italia interamente riservato alle persone affette da sindrome di Alzheimer e demenza senile.
Si chiamerà "Il paese ritrovato” ed ha un solo e unico precedente in Europa, Hogewey in Olanda, precisamente a Weesp. Visto il successo del modello olandese, si è deciso di replicarlo anche in Italia, nel capoluogo brianzolo.

In cosa consiste?

Si tratta di un vero e proprio borgo che si estenderà su una superficie di 14 mila metri quadri (alle spalle della struttura sanitaria San Pietro, lungo il viale che conduce alla Villa Reale) in cui ci saranno due palazzine che ospiteranno sessantaquattro pazienti e i loro accompagnatori. Le stanze sono molto ampie e luminose, tutte dotate di cucina, bagno e spazi comuni.

Attorno alle case c’è la piazza, con il bar, il teatro, la chiesa, l’ufficio postale, la banca, il parrucchiere e il supermercato. Il tutto per conferire agli ospiti una vita normale e rendendoli pressoché autonomi. L’unico particolare è che i soldi che ritireranno in banca sono fac-simile e anche i commercianti, sono in realtà degli operatori socio-assistenziali, esperti di problematiche legate all’Alzheimer, che avranno il compito di rapportarsi con pazienti, ma anche di assisterli.
Lo scopo è appunto quello di abbattere l’isolamento, in favore dell’integrazione con la comunità.

Quando partirà?

Il Consiglio comunale ha dato già dato il via ai lavori che, secondo le previsioni, dovrebbero terminare nei primi mesi del 2018.
La spesa sostenuta è stata di oltre 8 milioni di euro, di cui 6 milioni e mezzo sono stati messi a disposizione da famiglie di industriali monzesi, dalla Fondazione Cariplo e dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza.

Perché?

Come spiega Roberto Mauri, anima del progetto e presidente di “La Meridiana” che da più di quarant'anni si occupa di anziani, i dati sulla demenza senile sono in continua crescita e, secondo le statistiche, raddoppieranno nei prossimi vent’anni. Si è quindi dovuto ricorrere ad un nuovo modello che potesse concedere più autonomia ai degenti, ma che offrisse un costante monitoraggio da parte del personale medico e infermieristico specializzato.

È stato preso ad esempio il modello olandese, proprio perché i dati analizzati hanno confermato una sensibile diminuzione dello stress e dei casi di aggressività, così come l’utilizzo dei medicinali. È invece aumentato il benessere dei familiari e della comunità.

 

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