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Proteste dei Tassisti: qualche considerazione

taxi tassametroE' terminata la settimana di protesta dei tassisti, particolarmente effervescente a Roma e a Milano. Alcune considerazioni in merito.

Il ministro Del Rio ha promesso un riordino del settore. Ma perché - l'opinione pubblica si chiede - i conducenti delle autopubbliche ce l'hanno con Uber, accusandola di concorrenza sleale?

Non parliamo degli abusi, che dovrebbero essere severamente puniti, in quanto non garantiscono il cliente sotto nessun punto di vista. Trattiamo di una  multinazionale attiva nel ramo servizi da anni. La quale, sfruttando l' evoluzione tecnologica, offre degli standard qualitativi che i tassisti  non  vogliono (più che non possono) eguagliare.

Quanti di loro, per esempio, accettano di veder saldata una corsa con bancomat o carta di credito? Il motivo di tanta ritrosia è fiscale. Le transazioni elettroniche, infatti, lasciano traccia, a differenza di quelle in contanti.

Milano è una città cosmopolita. In ogni periodo dell'anno si susseguono manifestazioni fieristiche. E numerosi sono pure i turisti! Ebbene, come se la cavano i tassisti con le lingue? Non dovrebbero esse far parte di corsi di  aggiornamento obbligatori ?

I trasferimenti di licenze sono carucci, è vero.  La causa ? Il settore è ingessato. Era così anche per le edicole un tempo.  Ora, calmierizzate dalle liberalizzazioni, valgono il giusto.

taxi-milanoCapitolo cortesia. Proverbiale in Uber, non è scontata sui taxi.  Per non parlare dei percorsi, concordati con la multinazionale e lasciati alla discrezione dei tassisti a Milano. Che nemmeno si avvalgono - più di quanti  s'immagini - del navigatore satellitare.

Infine - nota dolente -, le tariffe.  Nella Grande Mela gareggiano con quelle dei bus;  sotto la Madonnina, specialmente per le tratte corte e medie, rappresentano un salasso per le tasche dei clienti. Sarà una provocazione, ma il tassametro dovrebbe partire dalla salita del passeggero sull'auto. Altrimenti diventa un privilegio per chi abita vicino ai posteggi.

Giusto è difendere il proprio lavoro. E non cadiamo nella trappola delle  corporazioni. Non sempre il cliente ha ragione. Ma almeno mettiamolo nella condizione di scegliere. Senza stringergli un cappio al collo.

Gaetano  Tirloni

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