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Dopo l'ennesimo rinvio, tifosi MILANISTI in subbuglio

milan cuore rossonero"Adesso basta. Quando è troppo è troppo. Organizziamo una sfilata sotto casa Milan per far sentire la nostra rabbia". ci dice un tifoso milanista stufo per l'ennesimo rinvio.

Mario  P.  - "rossonero da quando ero in fasce",  ci tiene a  rimarcare -  fa da portavoce per un nutrito gruppo di supporters  che staziona nei pressi di via Aldo Rossi, sede del club una volta più titolato al mondo.

Rincara la dose Paolo S.: "Tutta colpa di Berlusconi che, invecchiando, ha perso la trebisonda. Ma i dirigenti Fininvest cos'hanno controllato? Si sono fidati degli amletici dragoni del Sol Levante ad occhi chiusi?".

In effetti l'ultimo rinvio ha colto quasi tutti di sorpresa. Salvo i soliti informatissimi come il procuratore principe Raiola, che nei giorni aveva manifestato perplessità sul futuro rossonero, scatenando il panico fra  la "curva ".

E ora che succederà ? Difficile stilare previsioni. Una cosa è certa. Del fondo cinese nessuno nuota nello yuan.  E una volta messe le mani sul club di  Berlusconi - tutt'altro che  scontato -, come verranno finanziate le campagne acquisti ? 

" Certo - insiste Piergiorgio M -  il peggio sarebbe ritrovarci il Cavaliere tra i piedi. Ragazzi, significherebbe vivacchiare a metà classifica, con sicuro esodo delle pedine migliori, Donnarumma in testa".

Maldini gongola.  Aveva visto giusto con mesi di anticipo. Alla sua richiesta di conoscere il futuro presidente, Fassone s'era trincerato dietro un segreto che tradiva lontano un miglio un imbarazzo  immenso.

"Ma ad aprile si chiuderà, poi ?  - sospira Massimo G. -  o scatterà il mercato estivo e noi saremo ancora sospesi?".

Fassone e Mirabelli - va riconosciuto - stanno conducendo un'intesa attività di osservazione e ci risulta che abbiano bloccato un fuoriclasse d'attacco e un campione centrocampista, più un difensore di sicuro rendimento, seppur di una certa età (calcistica).

Ma il morale dei tifosi è sotto i tacchi e le bottiglie di spumante,  pronte ad essere stappate, son state rimesse nelle cantine, ad invecchiare ulteriormente.

L'unico che pare felice è Galliani, contento di guidare ancora il club che l'ha reso - a giudizio di alcuni - immeritamente famoso. 

E intanto un coro intona: "Presidente, non dici niente?" ;  mentre un altro risponde : "Sembra il Milan di Duina, lacrime e rovina".   Forse un po' ingenerosi per un imprenditore che ha fatto del calcio una spettacolo appassionante.  Ma nel pallone conta il presente. E questo parla solo la lingua degli Agnelli  (e Marotta e Paratici...).

Gaetano  Tirloni 

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