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Otto marzo, Festa della Donna, ricordando mia madre

mimosaL'otto marzo è la festa della donna e mi viene spontaneo, in tale data, ricordare mia madre, una casalinga soddisfatta e realizzata.

Tanto per smentire il femminismo che fa rima con isterismo, non avanzava pretese, se non quelle dell'amore del marito e del figlio. Le sue giornate  iniziavano  all'alba e si concludevano a notte fonda, quando la luna illuminava la sua stanza e la luce fioca dei lampioni invitava al riposo.

Non l'ho mai sentita recriminare, anche se, tal volta, ne aveva tutti i diritti. La casalinga non ha stipendio.  Ma mia madre ne avrebbe meritato uno più alto di quello di mio padre, che pur,  tornitore d'alta specializzazione, aveva una busta paga pesante per l'epoca.

Il suo ottimismo era infinito e anche nelle situazioni imbarazzanti incoraggiava alla speranza. Sopratutto me, che avevo fatto del pessimismo fin dalla giovinezza il mio stile di vita.

Sensibile all'estremo, non sopportava le prepotenze e le ingiustizie: davanti ai bisogni non si chiedeva chi dovesse provvedere,  apriva il portafogli e interveniva. 

Non l'ho mai vista litigare con mio padre, nonostante i due avessero caratteri diversissimi e anche basi culturali molto distanti.  Il suo sorriso resta un caposaldo della mia memoria. Incancellabile come la sua fede.

Oggi perciò le regalo, virtualmente, un mazzetto di mimosa.  L'ho staccato dal mio cuore e ancora profuma del mio affetto e del mio amore.

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