L'Abito Nuovo al Sala Fontana

abito nuovo editedNel 1932 Luigi Pirandello si reca a vedere Eduardo De Filippo a teatro. Nei convenevoli che ne seguono, Eduardo esprime tutta la propria stima per il maestro, di cui apprezza in modo particolare la novella L'Abito Nuovo, particolarmente adatta, sostiene il drammaturgo e regista partenopeo, ad una teatralizzazione.

Inizia una collaborazione inedita e tavolta difficile perché i temi trattati nella novella fanno a tratti dubitare Eduardo di una possibile favorevole accoglienza da parte del pubblico. I tempi si dilatano, le prove sembra non debbano iniziare mai. Pirandello partecipa alla prima prova con gli attori, ma dopo cinque giorni muore.

L'Abito Nuovo debutta a Milano nel 1936, al Teatro Manzoni. Da allora non è più stato rappresentato nel capoluogo lombardo.

È dunque con un misto di curiosità e apprensione per il rischio di una pedante rappresentazione filologica ad uso degli studiosi che mi accingo a vedere la compagnia pugliese Tra il dire e il fare / La luna nel letto riproporre questo testo al Teatro Sala Fontana. 

I miei dubbi si dissolvono completamente: si tratta di una messinscena riuscitissima in tutti i suoi aspetti, che ben riesce a valorizzare le tematiche care ai due autori del testo.

La trama è semplice e moderna: dopo aver indossato per una vita sempre lo stesso abito, quasi come un cane indossa la sua pelliccia, lo scrivano Michele Crispucci si reca da un sarto per farsene confezionare uno nuovo.

Crispucci è una persona umile, piena di dignità, una persona che affronta la vita a schiena dritta, patendone poi anche le conseguenze, come l'abbandono da parte della moglie. persasi in velleità da attricetta, che l'ha lasciato a crescere da solo la giovane figlia Assunta.

Avrà fortuna, sua moglie. Col nome d'arte di Celie Bouton riempirà di sé locandine, teatri e sogni proibiti degli uomini. Inebrierà orecchie e labbra con arie dell'appropriatissima Traviata verdiana. Adornerà bauli e carni dieci volte rinfrescate dall'acqua di rosa con perle, piume e sete.

Celie Bouton è dappertutto, ma per Crispucci sua moglie non esiste, è come morta.

Senonché, quando Celie morirà veramente, lasciando un'eredità ingente ma non proprio onesta, l'integerrimo scrivano si troverà di fronte ad un dilemma che renderà la presenza di Celie e delle sue ingombranti scelte molto più viva di quando lei era in vita.

È una regia visionaria, quella del bravissimo Michelangelo Campanale, giocata tra la tragicità del personaggio di Crispucci e delle luci, e il grottesco della fauna sociale che lo circonda.

Una menzione speciale la meritano le scenografie, sempre ad opera di Campanale, che creano mondi diversi ad ogni movimento, giocano col metateatro e rappresentano anche visivamente l'abiezione morale di un'umanità che non riesce più ad elevarsi dalla prostrazione materialistica che li ha (o forse ci ha) resi simili ad animali.

Marco Manchisi ha curato il lavoro del nutrito gruppo di attori, affiatati, dinamici, dai perfetti tempi comici soprattutto nei gustosissimi interventi corali.

Manchisi stesso, e con lui Nunzia Antonino, Salvatore Marci, Vittorio Continelli, Annarita De Michele, Adriana Gallo, Paolo Gubello, Dante Manchisi, Olga Mascolo, Antonella Ruggiero e Luigi Tagliente saranno in scena al Teatro Sala Fontana dal 14 al 19 marzo.

Si tratta di un'occasione da non perdere per vedere uno spettacolo dalla genesi importante e confezionato in modo impeccabile.

 

Teatro Sala Fontana

Via Boltraffio 21, Milano

dal 14 al 19 marzo

Prezzi: 19 / 14 / 9,50 euro

Gruppi scuola: 9 euro

Info e prenotazioni: 02 69015733 - fontana.teatro@elsinor.net

 

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