Marco Pantani a Teatro Libero

pantani

Ricordo bene quel giorno dell'estate 1998 a Parigi. Tempo incerto sugli Champs-Élysées, prima pioggia e poi un sole abbagliante. Come tanti giovani in quegli anni io e un amico si andava a spasso per l'Europa a “fare l'interrail”. Capitammo lì nel cuore della Francia, proprio il giorno dell'arrivo del Tour de France, la più importante corsa ciclistica del mondo.

Quell'anno in testa alla corsa c'era un italiano (e che italiano!), il Pirata Marco Pantani. Non eravamo tanti in confronto ai tedeschi, numerosissimi, venuti a fare il tifo per il loro beniamino Jan Ullrich solamente secondo e con distacco, dal pirata. Facevano casino i tedeschi tanto che quasi sembravano più italiani loro di noi che attendevamo con teutonica compostezza l'arrivo dei corridori sullo spettacolare circuito parigino.

Ho pensato a quel giorno ieri sera a Teatro Libero, assistendo allo spettacolo Marco Pantani. In polvere. Ascesa e distruzione di un Dio a cura de La Fenice dei Rifiuti in scena fino al 15 aprile con regia e drammaturgia di Alessandro Veronese. Ho pensato a quant'era bello essere lì ed essere italiano in quell'indimenticabile momento. 

La figura di Marco Pantani, come tutti i campioni con una storia maledetta, viene restituita da Veronese e dai suoi attori in tutto il suo fascino, non solo ripercorrendo la storia dei suoi molti successi, ma andando a scavare nella torbida vicenda della sua morte con lo strascico di misteri irrisolti che hanno costellato (e costellano) le indagini sulla fine prematura del Pirata (morto lo ricordiamo a soli 34 anni).

Lo spettacolo a metà tra la biografia appena un po' romanzata e l'inchiesta, prova a raccontare Pantani per quello che è stato: non un genio, non un santo, semplicemente un ragazzo degli anni 90' con tanto, forse troppo, talento ciclistico, vittima di macchinazioni e trame criminali più grandi di lui. Un ragazzo fragile come ve n'è molti, colpito duro dal destino che tanto gli ha dato su quelle interminabili strade di montagna che ne hanno sancito la gloria, salvo poi umiliarlo e ferirlo negli affetti.

Ecco allora succedersi come fotogrammi di una pellicola, gli episodi della vita di Marco, dal precoce entusiasmo per la bicicletta incoraggiato da nonno Sotero, che morirà proprio il giorno in cui il nipote vincerà il giro d'Italia dilettanti, alle immagini originali dei suoi primi trionfi nelle grandi corse a tappe dei professionisti, accompagnate da alcune scene in cui si immaginano divertenti siparietti tra gli spettatori accorsi a bordo strada per assistere alle corse.

Ed ecco anche in sequenza le vittorie del Pirata, le sue cadute e le sue rinascite, fino al terribile giorno in cui una non ben chiarita overdose di cocaina pose fine alla sua vita in quel residence di Rimini per poi giungere all'epitaffio finale di un canto commosso che chiude la vicenda di uno dei campioni più amati dalla gente.

Ricordo bene quel giorno a Parigi. E ricordo Marco Pantani in bicicletta, dopo la premiazione che timidamente saluta il nostro gruppetto di non più di cento tifosi, circondato dai suoi compagni di squadra. Penso ancora a quei momenti con orgoglio e malinconia. Si ammirano gli eroi perché sono migliori di noi, ma si amano perché ci assomigliano.

Teatro Libero

Via Savona 10, Milano

dal 3 al 15 aprile

Dal lunedì al sabato ore 21.00, domenica ore 16.00

Prezzi: Intero 16 euro, ridotto 12 euro

Info e prenotazioni: 02 8323126 - biglietteria@teatrolibero.it 

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