Alitalia: il punto della situazione

alitalia fotopixabayNon è la prima volta che di Alitalia si prospetta la liquidazione.

Dopo una gestione scellerata che si è protratta nell’indifferenza generale per diversi decenni attraverso la fabbricazione ad oltranza (peraltro rimasta impunita) di incredibili situazioni di privilegio, poltrone improduttive e manager incapaci - ma super pagati - è naufragato nel 2008 il tentativo di vendere ad Air France-Klm.

L’ingresso nella trattativa, ed il successivo acquisto delle azioni Alitalia da parte di Etihad per il 49% del totale, aveva  suscitato entusiasmi che in breve tempo si sono rivelati quanto meno effimeri. Passata, infatti, l’ondata iniziale di rifacimento del look con le nuove divise delle hostess e la rinnovata campagna pubblicitaria, oggi la compagnia aerea degli Emirati Arabi non vede l’ora di scappare a gambe levate dal nostro Paese, cedendo le sue quote Alitalia a Lufthansa, la quale – come già dimostrato - persegue politiche commerciali rigidamente collegate agli utili di bilancio.

Gli altri azionisti della nostra compagnia di bandiera riuniti nella CAI - Compagnia Aerea Italiana - detengono il 51% dei titoli, e sono precisamente le banche Unicredit per il 32,67% ed Intesa San Paolo per il 32,01%, oltre che un gruppo misto di azionisti per un totale del 35,32%, in cui peraltro sono ricomprese Poste Italiane: nessuno di loro, data la situazione, pensa neppure lontanamente ad una ricapitalizzazione.

Quali, date le premesse, le aspettative? Dopo il risultato deludente del referendum tra i dipendenti Alitalia, che ha comportato la sonora bocciatura del piano quinquennale sottoscritto tra governo e sindacati, la prospettiva per il lavoratori parrebbe quella di una riduzione di quattromila unità con una ridotta programmazione dei voli non solo sul piano nazionale, ma anche per le destinazioni europee e per le rotte intercontinentali, che verrebbero drasticamente limitate ai soli collegamenti più redditizi: per dirla in altre parole, gli scenari futuri di Alitalia (nella migliore delle ipotesi, e posto che Lufthansa si dimostri ancora interessata ad un business nostrano) saranno confinati in una realtà  poco più che locale.

Nel frattempo, tralasciando ogni commento su quella decina di miliardi di euro che fin qui è stata letteralmente buttata via per sostenere l’agonia della nostra compagnia di bandiera,  incombe sulla testa degli Italiani una sorte di “prestito ponte”- alias un ulteriore debito da ripagare all’Unione Europea - per finanziare la sopravvivenza temporanea, e puramente vegetativa, di un ammalato di cui è oramai constatata la morte cerebrale. Ci si domanda se non sarebbe il caso, onde prevenire un ulteriore spreco di denaro pubblico, di staccare pietosamente la spina.

Mirella Elisa Scotellaro

Pin It

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.