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Piazza San Calimero. Sintesi della Street Art milanese

In pieno centro a Milano, tra Porta Romana e il Duomo, vicino alla Statale, c’è un piccolo spazio in cui il tempo sembra essersi fermato, dove non si sente il rumore della città e la gente non corre, e sembra di essere in un piccolo borgo, con le panchine, l’edicola dei fiori, la botteghina dei sapori e due piccoli caffè con i tavolini fuori. Si respira un’aria di serenità, intrisa di storia e cultura.
basilica san calimero copiaQuesta piccola oasi (non certo la sola in città) è la piazzetta di San Calimero, che prende il nome proprio dall’antistante basilica di origine paleocristiana, dedicata a uno dei primi vescovi di Milano (+ 280), adiacente all’Archivio Storico Diocesano e a due passi dal Convento della Visitazione. La chiesa, nonostante le forme neo romaniche della facciata, è in realtà un mal riuscito esempio di ricostruzione per anastilosi dovuta all’architetto Angelo Colla, nel 1882, così come ben poco resta di antichi affreschi, che lasciano il posto a dipinti preraffaelliti; accanto l’archivio Diocesano, con sede qui dal 2002, che accoglie non solo fondi archivistici prodotti da soggetti ecclesiastici collegati con l’arcidiocesi, ma anche fondi in deposito temporaneo per agevolarne la consultazione.


Ebbene, questa piccola piazzetta fuori dal tempo rappresenta quasi la sintesi della Street Art milanese e di alcuni dei suoi maggiori esponenti, chiamati qui nel 2014 grazie al progetto WallArt, un livepainting per festeggiare i 140 anni dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, le cui mura di cinta danno proprio su questo spazio urbano. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo e patrocinato dal Comune, dalla Provincia, dalla Fondazione Stelline, dall’Istituto Gaetano Pini e dall’Istituto Diocesano, vede lavorare fianco a fianco tre delle firme più affermate della street art milanese: Pao, Ivan Tresoldi e Orticanoodles, che hanno lavorato su una superficie di oltre 800 mq, rendendo lo spazio ancora più affascinante e speciale.


orticanoodlesPao (Paolo Bordino e Laura Pasquazzo), che tutti conoscono per i suoi pinguini dipinti sui “panettoni” paracarri e per i delfini sui dissuasori stradali, che rivelano subito l’intento giocoso e creativo di reinterpretare gli spazi urbani, ha scelto forme astratte per decorare le mura dell’ospedale che danno su via Pini, creando una dedalica trama geometrica che si snoda per 180 mq.
Ivan Tresoldi, definito da alcuni “il poeta dei graffiti”, conosciuto inizialmente per le sue poesie e “scaglie” (brevi componimenti poetici) dipinti sui muri della città, ha utilizzato le mura della facciata dell’Achivio Diocesano come fosse la pagina di un antico codice, realizzando con precisione certosina lettere nere e rosse che ricordano i caratteri gotici, creando così una sorta di dualità tra esterno e interno dell’edificio.


Il lavoro forse più arduo a Orticanoodles (Walter Contipelli e Alessandra Montanari), che hanno lavorato su 600 mq di muro che corre per 150 metri da piazza Andrea Ferrari lungo via Mercalli e via San Calimero. La loro opera, in colori che vanno dal giallo all’arancione al marrone, con tocchi di nero, omaggia 13 milanesi illustri oggi scomparsi, con un loro ritratto accompagnato da una citazione. Così, come in un gigantesco album di ricordi, si susseguono Franca Rame, Alda Merini, Mariangela Melato, Elda Mazzocchi Scarzella, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Luchino Visconti, Claudio Abbado, Carlo Emilio Gadda, Marco Ferreri, Gian Maria Volontè, Gianfranco Ferrè e Giò Ponti.
Un progetto strutturato di abbellimento urbano, appoggiato e, anzi, promosso dalle istituzioni, che non snatura l’essenza della street art ma anzi contribuisce maggiormente alla sua redenzione agli occhi dei cittadini.


Rossella Atzori

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